Dopo avere perso l’intero gruppo parlamentare al Senato, dopo avere conseguito risultati elettorali da prefisso telefonico alle amministrative nel 2015 e nel 2016, ieri Zanetti ha perso 16 deputati su 21 e quindi neppure alla Camera dispone più di una rappresentanza Parlamentare.

Rimane perciò con 3 deputati ed un partito estinto. Lui che è stato teorico del nuovo, fustigatore della vecchia politica, capace di considerare l’esperienza politica alla stregua di un precedente penale, per sopravvivere si aggrappa ad un gioco di Palazzo con Denis Verdini, uomo di lungo corso, protagonista della stagione di Berlusconi, e prefigura un percorso con il gruppo Ala nato dalla scissione di Forza Italia.

Mi auguro che Renzi si renda conto che il percorso di riforma del Paese, che passa per l’affermazione del referendum costituzionale, non ha bisogno di ambigue operazioni di palazzo con prospettive dello “zerovirgola” buone solo a mantenere la “cadrega” di chi le promuove. Piuttosto invece c’è la necessità di iniziare un lavoro comune nel Paese per costruire un progetto di cambiamento dell’Italia che abbia come obiettivo la crescita, lo sviluppo economico, l’occupazione giovanile e la modernizzazione. Un rilancio dell’iniziativa politica che è tutto l’opposto delle misere operazioni di palazzo che gli Italiani non tollerano più.

Se Zanetti infine avesse un po’ di coerenza lascerebbe immediatamente il suo posto di governo visto che al suo incarico non corrisponde più una rappresentanza parlamentare.