Lettera al Gazzettino : “Perché ho rinunciato al vitalizio”

Gentile Direttore,

nel settembre 2014 ho maturato la decisione di esercitare l’opzione di rinuncia al vitalizio, una scelta pubblica poiché soggetta a pubblicazione sul bollettino ufficiale della regione Veneto.

In questi anni non mi sono mai sottratto alle battaglie contro i privilegi della politica e, insieme a molti altri, ho votato la riduzione dei componenti del consiglio regionale, la riduzione di circa il 25% della indennità di carica, la cancellazione di vitalizi per i futuri consiglieri, la decurtazione dei trasferimenti ai gruppi consiliari, e molte altre cose, che apparivano pesantemente inique e su cui era doveroso un serio ripensamento rispetto ad un contesto di crisi profonda che ci ha portato a toccare con mano la disoccupazione, le crisi delle piccole e grandi aziende e una profonda preoccupazione per il futuro.

Questa opzione che ho esercitato, che prevede la rinuncia al vitalizio a 65 anni di età (nel mio caso sarebbe stato di circa 3 mila euro netti mese) a fronte della restituzione dei contributi versati, è una scelta pubblica. Come è giustamente pubblico ogni aspetto della vita di chi decide di dedicare una parte della propria vita all’impegno civile.

Tuttavia, in questi anni mi è sempre sembrato ipocrita, un certo atteggiamento di una parte della politica, ad esempio quella che si definisce nuova, che ha cavalcato e cavalca questi temi per un po’ di visibilità che serve a nascondere il vuoto di esperienza, capacità e  umanità.

Come mi è sembrato ipocrita da parte di certi giornalisti, non certo Alda Vanzan che si è attenuta rigorosamente ai dati, lasciano ai cittadini il giudizio,  strapagati in virtù di un canone pubblico, stare a raccontare che il problema del Paese sono i privilegi goduti oggi da parte di chi ha svolto cariche pubbliche oltre una ventina d’anni fa. Ipocrita perché oltretutto induce a pensare che per chi fa politica oggi non c’è più nessuno di quei privilegi che oggi tanto scandalizzano le persone.

Per non parlare di alcuni imprenditori benpensanti, che nelle interviste non mancano di fare sfoggio dell’antropologia negativa della politica. Quegli stessi imprenditori che poi sono sulla lista “Falciani” con grassi conti in Svizzera, che siedono nei consigli d’amministrazione del Banche e in virtù di questo si inventano ogni scorciatoia per avere soldi facili e fare speculazioni finanziarie, che non perdono occasioni per fare i concordati in “bianco”, quando le loro aziende non vanno come dovrebbero, scaricando la loro incapacità nel fare impresa, sui piccoli risparmiatori su tante piccole e medie imprese.

Oppure quei “servitori dello Stato” che sono diventati maestri nel servirsi dello Stato. Magistrati, funzionari, figure apicali, migliaia. In sovrannumero rispetto alla politica. Loro sì con privilegi, super-stipendi, potere vero e meccanismi di protezione inimmaginabili. Ma mai visibili. Sempre nell’ombra, quel cono d’ombra che è ancora uno spazio più sicuro quando la politica è sotto attacco.

E molta gente comune, che ha una pensione dopo aver lavorato 19 anni, sei mesi e 1 giorno, o ha beneficiato di 15 anni di contributi per scivoli, ammortizzatori sociali, malattie professionali che spesso non sono riscontrabili. Chi ha evaso, eluso, frodato, fatto il furbo…e magari lo fa anche ora.

Fa comodo a tutti pensare che 7 anni di crisi profonda, disoccupazione, decrescita drammatica, siano imputabili ad una classe politica incapace, corrotta e che gode di privilegi ingiustificabili. Fa comodo continuare a pensare che sia questo il vero problema della nostra Repubblica.

Io credo che in parte ci sia anche questo, ed è forse questa la ragione per cui ho scelto di rinunciare ad un vitalizio che in prospettiva mi avrebbe garantito la sicurezza, ma che è oggettivamente ingiusto. Ma non è solo questo.

Se le cose oggi in Italia non vanno proprio bene come dovrebbero o come vorremmo, è perché la nostra nazione è segnata da 40 anni di “etica degli affari  propri” in ogni campo della vita privata, civile e politica.

Il nodo della questione è che un Paese come il nostro ha bisogno di una nuova stagione di etica pubblica, in cui ciascuno per la propria parte deve compiere il proprio dovere, ed evitare l’atteggiamento che ricordava il comico Natalino Balasso in un suo recente spettacolo…”faccio i cavoli miei, frego a più non posso….tanto è sempre colpa degli altri”.