Il PD, ovvero Matteo Renzi, ha combinato un pasticcio enorme sulla legge elettorale. L’ultimo di una lunga serie che fa pensare, con più di qualche ragione, che non si tratta di sfortuna ma di incapacità vera e propria.

Incapacità che è frutto un po’ dell’arroganza, un po’ della mancanza di sensibilità, ma soprattutto del fatto che il congresso del Pd e la vittoria netta di Renzi non ha risolto i problemi interni che ad ogni occasione importante scaricano sul Paese. E questa volta i “piccoli” non c’entrano e nemmeno il Movimento 5 Stelle.

Stavolta il PD, o Renzi che dir si voglia, ha fatto tutto da solo. Ha costruito, sulla legge elettorale, una maggioranza pari all’80% del Parlamento diversa dalla maggioranza di governo che si è infranta alla prima votazione segreta.

A dirlo non sono io ma un’evidenza matematica che si deduce da un errore formale nella procedura segreteria di votazione che il solerte collega Emanuele Fiano (PD) ha immortalato. La prima votazione non è stata “secretata” per errore di un funzionario. In quella votazione ciascun gruppo ha rispettato gli accordi (tranne i 5 Stelle che però hanno dichiarato di votare a favore poiché si trattava di un emendamento di un proprio deputato).

L’esito del tabellone è stato chiaro con prevalenza di pallini rossi: l’emendamento sarebbe stato respinto. Nella seconda votazione, quella buona, fatta 10 secondi dopo, si è proceduto a scrutinio segreto e l’emendamento è stato approvato. Il collega Ettore Rosato parla di tradimento, ma il tradimento ancora una volta si consuma in casa Pd perché la matematica dice che alcuni che hanno votato contro nella prima votazione nella seconda hanno cambiato il voto.

Forse se Renzi invece di logorare il Paese, il suo partito e il governo con la sua inspiegabile (anche a detta di molti che gli sono vicini) fretta di andare a votare, si fosse dedicato a costruire un rapporto vero con chi gli ha consentito di fare il premier 3 anni per un programma di rilancio del Paese e a mettere in sicurezza un partito lacerato dalle continue scissioni (operazioni che necessitano di tempo) anche il percorso della legge elettorale sarebbe stato diverso.

Se si sbaglia più volte non è solo sfortuna. C’è qualcosa di più profondo da ripensare e forse è meglio riflettere con la giusta calma per non commettere ulteriori errori. Che poi il Paese paga a caro prezzo.