Qualche tempo fa, all’indomani di una sconfitta, un amico a cui volevo molto bene, usava dirmi “te l’avevo detto io!…”. Ci prendeva sempre, e io mi arrabbiavo molto, perché lo ritenevo un esercizio cinico e duro. Che rasentava l’antipatia.

Rileggendo la lettera con cui il 17 marzo 2011, nel giorno del 150 anniversario anniversario dell’Unità d’Italia, ho lasciato il PD, il partito che ho contribuito a fondare e a cui ritengo di avere dato e dedicato molto ritrovo tutte le ragioni e le predizioni della devastante sconfitta che ha subìto in Veneto, a Venezia e perché no….anche a Portogruaro. Allora furono pochi a prestare attenzione ai motivi che sottostavano alla mia scelta. Fu più facile bollare al tradimento, all’ingratitudine, alla vigliaccheria, alla pigrizia e all’incapacità. Più facile sicuramente che mettersi a riflettere.
Io l’avevo detto, anzi l’avevo scritto che finiva così…cinico e, mi si consenta il francesismo, pure stronzo. Perchè proprio in questi giorni mi diverto a ricordarlo soprattutto agli amici che, pur pensandola come me, hanno ritenuto e sperato che l’obbedienza, la pazienza e l’ignavia avrebbero invece portato successi e magari qualche avanzamento di carriera.

Purtroppo non sono le idee che danno ragione alle persone. Sono sempre gli avvenimenti.