L’associazione IL CANTIERE ha avuto il merito, attraverso un convegno, di riportare al centro il tema di Porto Marghera.
Come ho avuto modo di ribadire durante il dibattito, faccio fatica ad intervenire su questo tema senza un certo imbarazzo, essendo stato protagonista, anche se con poca parte, nella vicenda di Porto Marghera degli ultimi anni che è di tutta evidenza la storia di un fallimento, di cui tutte le parti in gioco portano una parte di responsabilità.

Prima fra tutti la “politica” che invece di assumere una decisione, adottare degli strumenti, tracciare una direzione, ha preferito far credere attraverso documenti e accordi di programma, che ci sarebbe stato un futuro, prima nella riconversione industriale, poi nella portualità e non da ultimo nella riconversione urbanistica delle aree.
Nessuna di queste ipotesi, alcune delle quali erano antitetiche, ha trovato elementi concreti di sviluppo.
L’unica cosa che oggi è concreta, è la prospettiva di un ulteriore declino sul piano delle attività economiche e della qualità del contesto urbano come conseguenza della presenza di una grande area industriale quasi totalmente dismessa.
In questa fase tuttavia esistono le condizioni di riportare al centro dell’Agenda politica nazionale il rilancio di un’area che storicamente è stata importante per il Paese. Un’area di forte presenza industriale intorno alla quale è nato un sistema economico diffuso che oggi rappresenta una delle economie più competitive del mondo.
Le due condizioni politiche straordinarie sono legate proprio ai due interlocutori privilegiati: il Comune e la Regione.
Da una parte c’è una nuova amministrazione e un sindaco, Luigi Brugnaro che ha assunto come priorità del proprio mandato il rilancio di Porto Marghera. Dall’altra parte Zaia ha per la prima volta delegato un assessore a occuparsi prioritariamente di questa vicenda.
Se ci si limitasse a gestire il declino, o le poche prospettive sul campo ci troveremo di fronte fra qualche anno ad un nuovo fallimento, che la comunità non si può permettere.
È necessario perciò lavorare da subito su un nuovo PATTO per Porto Marghera che deve contemplare prima di tutto la responsabilità da parte del Comune e della Regione di decidere il destino di questa parte di territorio.
Inoltre è urgente stabilire un crono programma affinché la città e gli interessi che possono gravitare su quest’area possano contare su tempi certi.
Dal mio punto di vista sono necessarie e urgenti queste azioni:
1)dare vita ad una cabina di regia Comune – Regione, che coinvolga la comunità, gli attori economico e sociali, ma che in pochi mesi possa assumere una decisione sulla prospettiva di sviluppo e rigenerazione di Porto Marghera.
2)agire nei confronti del Governo affinché la sfida della rigenerazione di Porto Marghera diventi una priorità dell’agenda nazionale e un successo del nostro Paese nel mondo.
3)completamento delle bonifiche e delle opere infrastrutturali. A questo riguardo le criticità che sono evidenziate dalla commissione speciale d’inchiesta non devono divenire un alibi per interrompere un processo. Il completamento delle bonifiche è un dovere nei confronti della comunità locale, alla quale vanno restituite condizioni di salute e di ambiente normali.
4)attivare attraverso la specialità di Venezia (su cui ormai si deve agire per decreto legge) e l’attribuzione dei benefici delle zone franche, le leve economiche e fiscali che possano in qualche modo rendere vantaggiose sia la rigenerazione in chiave di nuovi insediamenti produttivi, sia le ipotesi di nuovo sviluppo urbano civile.
5)definire gli strumenti urbanistici e di pianificazione che possano dare un contenuto al progetto di rigenerazione dell’area.

Purtroppo il tempo non è infinito e la cosa peggiore è continuare a non decidere e inseguire ipotesi che sul piano del mercato sappiamo già che non trovano risposte soddisfacenti.

La leva economico – speculativa, e le conseguenti ricadute positive sul piano dell’occupazione, è una variabile dalla quale non si può prescindere.
È per questo che sarà importante che chi ha delle responsabilità sul piano politico, economico e sociale sia in prima linea nei prossimi mesi per poter innestare una prospettiva nella storia di Porto Marghera.