Non è facile se vieni dal Nord comprendere ciò che accade a Scampia. Ci si deve mettere in discussione parecchio.
La mia visita a Napoli non è iniziata nel migliore dei modi. Dovevo portare la commissione d’inchiesta in un sopralluogo alle Vele, il simbolo del degrado della città di Napoli. Era la parte più importante della missione.

La dirigenza del commissariato all’inizio della visita mi prende in disparte e mi mette di fronte a quattro ragazzi arrogantelli. “Onorè! Alle vele lei non ci entra!”. Io spiego che rappresento lo Stato e che sto facendo il mio lavoro e che alle Vele ci vado. Mi prendo del “buffone” (poi avrei scoperto che avevano ragione loro).
Ci lasciamo in malo modo.
All’auditorium di Scampia ascolto le esperienze di una quindicina di associazioni che svolgono un lavoro straordinario di ricostruzione civile…ma la testa è li….non posso dare un segnale di arretramento. Le Vele sono territorio dello stato Italiano e non è possibile che ne venga precluso l’accesso ad un parlamentare della Repubblica.
Finito l’incontro, il personale delle forze dell’ordine vuole portarmi a pranzo. Ma io di pranzare non ne voglio sapere. Io voglio andare alle Vele. I 4 ragazzi mi bloccano di nuovo “onorè, forse non ci siamo capiti…voi alle Vele non ci venite!”
Allora decido di cambiare tattica.
Mi rivolgo a quello che sembra essere il “portavoce” e gli chiedo il nome. Omero!
Lo prendo in disparte e gli dico “Omero, spiegami qual’è il problema”….e Omero inizia a raccontare. 350 famiglie vivono in condizioni fatiscenti, nel week end è saltata la corrente per 48 e nessuno se n’è occupato…tutti vanno alle Vele a fare la sfilata. Ci è stato di recente ance Renzie….
Allora gioco la mia carta.
“Guarda Omero a me interessa solo capire la situazione per darvi una mano. Facciamo cosi. Niente stampa e niente commissione. Vengo solo io con Laura la mia vice.”
A quel punto sembrano spiazzati. Si consultano….e mi danno l’OK. Il dirigente del commissariato è perplesso, non vuole, è preoccupato per la mia sicurezza.
Ma io ho una sensazione, che verrà poi confermata. Questi sono bravi ragazzi, con il cuore grande e la pelle indurita dalle ingiustizie subite. Io e Laura rifiutiamo di salire sull’auto della polizia. Saliamo sulla multipla di Francesco. Io davanti. Omero dietro con Laura. Mentre percorriamo il tragitto che porta alle Vele i ragazzi ci raccontano di come negli anni, attraverso lunghe battaglie, otre 800 famiglie che erano stipate alle vele hanno trovato una casa dignitosa.
L’arrivo alle Vele è un pugno sullo stomaco. Il luogo è degradato eppure ci vivono ancora oltre 350 nuclei familiari, oltre 1000 persone. Non sono più il regno dello spaccio e delle armi, ma è sicuramente un posto dove non è giusto vivere e dove non è dignitoso far crescere dei figli. I ragazzi ci mostrano la sede del comitato e l’edificio. Ci raccontano delle condizioni precarie di vita, della mancanza di lavoro, di servizi e della speranza che ha dato loro l’amministrazione coinvolgendolo nel progetto che prevede l’abbattimento delle Vele e della soluzione che dovrebbe prevedere l’assegnazione e di un alloggio dignitoso.
Grazie a Omero, Lorenzoe agli altri ragazzi sono riuscito a vedere Scampia in modo diverso, con i loro occhi.
Li non si può dire “sono lo Stato ed entro”.
A Scampia si può solo chiedere scusa per tutto quello che non si è fatto o si è fatto nel modo sbagliato.
Omero, Lorenzo e gli altri ragazzi sono a loro modo dei grandi uomini. Persone che soffrono e lottano per un futuro migliore. Magari lo fanno anche per tanti altri che non hanno il coraggio o la capacità di farlo.
Se il lavoro che sto facendo, che stiamo facendo, sarà loro utile in qualche modo, credo che sarà una delle cose migliori della mia vita.
Ho sentito il dovere di raccontare questa storia per il rispetto che ho di quello che ho visto e degli uomini che ho incontrato.