Il 2 giugno 2007 uscì nelle librerie “La casta” un libro scritto da due giornalisti del corriere della Sera, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.
Dall’istituzione della Repubblica, la democrazia in Italia si è configurata con una articolazione complessa sul solco delle democrazie occidentali. Un’organizzazione fatta di uomini e donne, fatta di molte brave persone e di qualche mela marcia.
Il successo editoriale della Casta si fondò sulla rappresentazione della democrazia e della politica italiana, come un coacervo di privilegi, ruberie e corruzione. 

Una rappresentazione distorta della realtà. Cosa di cui chi vive le istituzioni quotidianamente ha ben presente, e che magari era ben presente anche alle due penne che hanno contribuito a dare la stura all’ odio nei confronti delle istituzioni e alla politica, che è l’anima della democrazia e del suo funzionamento.
L’operazione di anti-politica della Casta accadde nel pieno della crisi economica e, forse anche perché quando le cose vanno male si sente la necessità di attribuire la colpa a qualcuno, di trovare la strega o l’untore, trovo terreno fertile negli italiani arrabbiati e attanagliati dalla paura del futuro.
Nessuno è rimasto immune. I consiglieri regionali, presidenti di provincia, sindaci, amministratori di società, sindacati e sindacalisti, associazioni, cooperative e consorzi…tutti mangiapane a tradimento.
Si dettero alle fiamme istituzioni e corpi intermedi e vennero i nuovi idoli, vestiti di coerenza e di valori, che hanno prontamente sostituito con i peggiori comportamenti e le peggiori giravolte che la storia della politica abbia conosciuto. Uno su tutti il movimento 5 stelle.
Così, un parlamento ostaggio di questo clima di terrore, derisione e sopraffazione ha ammesso, in modo ipocrita, la propria inutilità e arrendevolezza, e ha approvato il taglio del numero dei parlamentari.
Un parlamento che si vergogna della propria funzione e che ha perso coscienza delle proprie prerogative.
Un parlamento che ammette in modo esplicito che la democrazia è un costo inutile.
E lo fa dopo aver approvato molteplici e numerosi atti che hanno certificato che la politica è un costo inutile attraverso, ad esempio, l’abolizione del finanziamento pubblico.
Un Parlamento che ha scritto una delle più brutte pagine della storia Repubblicana, e ora c’è solo da chiedersi che cosa ci sarà dopo l’opera di demolizione delle istituzioni sarà completata.
Qualcuno ha intascato milioni di euro di diritti d’autore. Qualcun altro ha speculato e ha costruito un partito anti politico che è diventato il soggetto più parassitario dell storia repubblicana.
Intanto un altro pezzo della nostra democrazia è stato smontato.