L’ Oman un po’ come la Svizzera….questa è la rappresentazione che hanno voluto offrire gli esponenti del Governo Omanita ai 20 parlamentari dei 9 paesi Nato. Cioè una sostanziale neutralità sia nell’area della penisola arabica sia nel Medio Oriente.

Tuttavia la questione non è così semplice. È indubbio che sul piano della politica estera l’Oman ha rappresentato un punto di equilibrio e stabilità in una regione del pianeta dove le crisi degli ultimi anni hanno deteriorato le condizioni di sicurezza, imponendo ai paesi del Golfo, pur dotati finanziariamente, di spendere parte importante del Budget in sistemi di difesa. Tuttavia quella dell’Oman non è una neutralità passiva. La vicinanza con l’Iran, il lungo confine con l’Arabia Saudita, il vicinato con lo Yemen in guerra, impongono grande capacità di equilibrio e un ruolo attivo. Gli Omaniti infatti sono stati in prima linea nelle trattative sul nucleare iraniano. Tengono il dialogo con i Sauditi ma strizzano l’occhio all’Iran. Collaborano sul piano informativo alla lotta all’Isis ma rifiutano nel contempo di aderire a qualsiasi alleanza o coalizione militare.
Negli ultimi 30 anno l’Oman ha affrontato un opera di modernizzazione delle infrastrutture e della società. Infatti l’Islam si presenta in modo molto meno radicale che in Iran e Arabia Saudita, nonostante siamo molto distanti, sul piano dei diritti e del ruolo della donna, dagli standard occidentali.
Certamente, per ciò che sta facendo nelle mediazioni in politica estera sui conflitti in Libia, Siria e Yemen, è un paese da guardare con attenzione e sostenere.