Qualche giorno fa quando ho accettato l’invito di alcuni colleghi di Roma, di iniziare l’attività della commissione d’inchiesta sullo stato delle Periferie da quelle della Capitale, ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte ad una situazione così complessa e difficile.

Ciò che risulta complicato è immaginare che si possa nascere, crescere e decidere (o esservi obbligati dalle circostanze) di vivere in quartieri in cui l’illegalità la fa da padrona, in cui i servizi alla persona (sanità, trasporti pubblici, decoro urbano) praticamente non esistono.

Zone in cui la casa e il lavoro, che sono i due elementi di stabilità della persona, sono in miraggio. E quando si concretizzano prendono il nome di “occupazione abusiva” e di “lavoro nero”.

Quartieri in cui il degrado si aggiunge al degrado, perché la “politica” in quei luoghi ha scelto di insediare i campi Rom, i centri di accoglienza o di concentrare clandestini e migranti.

Tra giardini lasciati all’incuria, caseggiati coperti di murales dove spesso acqua, gas e luce sono un optional in cui prolifera il traffico di stupefacenti gestito dalla piccola malavita organizzata, in mezzo a cumuli di immondizia che spesso viene bruciata a cielo aperto, si consuma da tempo una vergogna italiana.

La gente in questi anni ha sopportato, prevalentemente in silenzio, mentre lo Stato un po’ alla volta si è fatto prima debole e poi assente.

Dopo questa prima visita, mentre penso alle cose che ho visto e a quello che mi è stato raccontato dalle persone, mi chiedo se sia ammissibile che nel 2016, a pochi chilometri dal cuore delle Istituzioni della sesta potenza industriale, si possa consentire che migliaia di cittadini vivano in queste condizioni.

Oggi l’impegno di tante persone, nel volontariato e nella solidarietà, come nel campo della sicurezza, è fondamentale ma non è sufficiente ad affrontare il problema in modo deciso.

Il lavoro della Commissione parlamentare d’Inchiesta è appena iniziato ma ho già chiaro che il tema delle Periferie deve diventare centrale nell’agenda politica dei prossimi anni, perché sulla vita di centinaia di migliaia di persone sarà in gioco la credibilità delle istituzioni