Il Vescovo di Padova, intervistato un paio di giorni fa circa la polemica del Presepe nelle scuole ha dichiarato “Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi, io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni”.

Personalmente non credo di essere né ultraconservatore né bigotto, ma sono convinto che la nostra identità culturale, che è fortemente intrisa come tutte le identità dell’elemento religioso, è il punto di partenza di ogni possibile confronto.
Nell’antica Grecia e nella Roma antica le massime espressione artistiche si raggiunsero nella realizzazione degli edifici di culto. E anche gli edifici e le espressioni artistiche civili erano legate all’elemento trascendente. Fu così per la civiltà egizia, babilonese, le grandi civiltà orientali, come quella cinese, indiana, giapponese. La stessa cosa nelle Americhe, nelle espressioni architettoniche e artistiche dei Maya, gli Atzechi e le civiltà dell’America del Nord.
Per incontrare l’altro non credo che ci sia la necessità e men che meno l’opportunità di rinunciare alle peculiarità identitarie, culturali e agli elementi di tradizione che inevitabilmente i popoli incarnano.
Provo a spiegarmi meglio con un esempio concreto.
A me piace molto il Marocco.
Nei numerosi viaggi che ho fatto per visitare il paese, sono stato rapito dalle moschee e dai minareti, i suk con i venditori che trattano all’infinito, la taìne, il cous cous e la pasticceria alle mandorle. Apprezzo l’architettura araba e la sveglia all’alba “Allah akbhar” del muezzin. L’odore delle spezie e i rivoli di sangue che colano dalle teste di capretto appese nelle macellerie dei mercati, i banchi che straripano di spezie odorose, le barbe lunghe, le tuniche di cotone bianco e i colori dello chador. Pur amando il vino, e ritenendolo un alimento fondamentale della mia cultura, accetto che in alcune zone del paese non se ne faccia la mescita.
Quando vado per lavoro, nel periodo di Ramadam so si riesce a combinare poco o nulla, e neppure il venerdì si può sperare di avere una giornata particolarmente produttiva. Eppure tutto questo e molto altro mi affascina, è ciò che mi attira proprio perché diverso da me, dal mio contesto culturale quotidiano
Non c’è nulla di tutta questa diversità che mi scandalizzi o che mi possa infastidire, e non vedo nessun elemento identitario, culturale o religioso che possa essere motivo di conflitto.
Se bastasse non fare un presepe per fermare l’ISIS….ma penso che il problema sia molto più complesso.
Per quanto mi riguarda come tutti gli anni lo farò. I miei bambini lo attendono e nella mia casa, che è frequentata anche da non credenti e da persone di altre religioni, il presepe è sempre osservato con gioia e stupore.