Qualche giorno fa ho maturato la decisione di aderire al Gruppo Parlamentare di Forza Italia. Molte persone in questi mesi hanno caldeggiato una mia scelta in questa direzione, altre ne sono rimaste sorprese, altre ancora che hanno vissuto la stagione dell’antiberlusconismo militante, magari hanno espresso una opinione negativa.

Si può semplificare, parlare di trasformismo o di cambio di partito ma la questione è molto più complessa e non può essere liquidata con uno slogan.

In primo luogo desidero dire che si tratta di una scelta, che ho fatto come sempre a viso aperto, consapevole delle responsabilità che comporta.

Una scelta che ho maturato alla luce degli ultimi mesi convulsi che hanno caratterizzato lo scenario politico italiano e dopo un incontro molto lungo con il presidente Silvio Berlusconi, che dal mio punto di vista con grande lucidità e chiarezza ha presente che il Paese è schiacciato dalla burocrazia, dalle tasse, da un sistema politico conflittuale.

Oggi più che mai c’è bisogno di lavorare per il rilancio del Paese investendo nella modernizzazione, nello sviluppo economico, nell’incremento dell’occupazione, nell’integrazione, nella coesione sociale, nel miglioramento delle condizioni di vita delle città e delle comunità.

Ho aderito all’appello e alla prospettiva di costruire una forza politica, con un forte riferimento al Partito Popolare Europeo portando in dote le due esperienze in cui mi sono cimentato in questi anni. 

Da una parte la straordinaria vicenda amministrativa del comune di Venezia, una amministrazione civica del buon governo, marcatamente alternativa al PD e 5 Stelle, guidata da Luigi Brugnaro e da tante persone, estranee fino a qualche tempo fa al contesto politico. Una amministrazione efficiente sul piano del contenimento della spesa pubblica, ma che nel contempo dimostra che il buon senso e il buon governo, possono offrire una prospettiva di sviluppo a una città come Venezia che si percepiva ed era percepita come decadente.

Dall’altra il lavoro innovativo che sto svolgendo attraverso la commissione d’inchiesta sulle periferie. Ho conosciuto in questi mesi un’Italia dimenticata, minore, degradata dove però abitano milioni di cittadini italiani che giustamente hanno iniziato a covare rabbia nei confronti delle istituzioni. Un’Italia dove l’economia e il lavoro sono un miraggio, dove interi quartieri sono preclusi allo stato e dove il crimine e l’economia illegale hanno preso il sopravvento. 

Un’Italia dove la disoccupazione giovanile, la solitudine degli anziani che si confrontano tutti i giorni con servizi di scarsa qualità, dove la presenza di stranieri irregolari è sempre maggiore e difficilmente conciliabile con la qualità della vita delle comunità. Un Italia dove piccoli e grandi crimini rendono le nostre città insicure.

Proprio per questo credo che la qualità della vita nelle nostre città deve tornare al centro dell’agenda politica e che nei prossimi anni ci debba essere un progetto strutturale per migliorare le periferie delle grandi e piccole città Italiane.

In questi anni ho fatto scelte difficili che possono anche essere sembrate controverse, ma nel mio percorso l’orizzonte del Partito Popolare Europeo è stato sempre un ponto di riferimento sia nei valori che nelle politiche. Valori che tengono insieme il meglio della tradizione dei cattolici democratici e dei liberali.

7 anni fa lasciai il PD, nel momento in cui ero molto forte e potevo avere un percorso garantito, proprio perché non condividevo la scelta di adesione al Partito Socialista Europeo prospettata da Bersani e poi dichiarata da Renzi. E dopo la fine dell esperienza di Scelta Civica pur aderendo a un gruppo di riferimento PPE non ho svolto attività di partito, ma solo quella istituzionale.

Nello scenario futuro Forza Italia con il Presidente Berlusconi appaiono l’unico soggetto politico moderato in grado di arginare i populismi e partiti che hanno rinunciato a riformare il Paese liberandolo dal giogo della burocrazia e della spesa pubblica.

É per questo che ho aderito all’appello del presidente Berlusconi