Viste dall’altra parte del mondo, tra una conferenza sull’Isis e un’altra sull’Ucraina le baruffe Italiche sull’italicum sembrano davvero cosa misera.


Renzi forse è stato un po’ brutale nel sostituire i 10 parlamentari che in Commissione Affari Costituzionali avrebbero votato contro la legge elettorale fino ad affossarla, ma è anche vero che se fosse per il Parlamento Italiano e soprattutto per il partito di cui il premier è anche segretario, le riforme non si farebbero mai.
È sempre la stessa storia, lo stesso film. Lo abbiamo visto sull’Job Act, sui diversi passaggi che fino ad oggi hanno impegnato il disegno di Riforma Costituzionale, e lo vedremo in ogni tentativo di riforma economica e istituzionale che si cerca di porre in atto.
Ciò accade per una semplice ragione o anomalia che dir si voglia tutta italiana, ovvero che i conservatori e i conservatorismi in Italia abitano a Sinistra.
Renzi, che ha tanti difetti ma anche qualche buon pregio, tra cui quello di essere autenticamente convinto di produrre il cambiamento nel Paese attraverso riforme economiche e di organizzazione della macchina statuale, il conservatorismo ce l’ha in casa, e puntualmente ci deve fare i conti.
Ma quello che sta accadendo sull’Italicum ha dell’incredibile e non trova spiegazioni se non nella necessità di auto conservazione della specie che rischia di estinguersi alla prova di una legge elettorale che non offre a chi ha interpretato in modo fallimentare 20 anni della storia politica italiana, particolari garanzie di continuare ad esistere in modo numeroso e organizzato. Una questione che si salda con la diaspora del centrodestra, che può essere causa dell’estinzione della corte di Berlusconi e di chi un tempo stava con lui e oggi ha intrapreso nuove strade.
Al netto del fatto che è inimmaginabile che una delle più importanti democrazie mondiali, la sesta economia del pianeta dipenda da una legge elettorale messa gravemente in mora dalla Consulta, è evidente che la fase politica nuova che ha inaugurato Matteo Renzi deve fondarsi su regole nuove e certe.
Regole che devono anche consentire di organizzare l’alternativa alla visione politica ed economica del premier attualmente in carica.
La legge elettorale va cambiata senza se è senza ma, perché quelle che c’è si è rivelata inefficace, ha prodotto disastri, instabilità e incapacità di produrre cambiamento e non ultimo perché una Corte l’ha dichiarate illegittima.


Renzi forse è stato un po’ brutale nel sostituire i 10 parlamentari che in Commissione Affari Costituzionali avrebbero votato contro la legge elettorale fino ad affossarla, ma è anche vero che se fosse per il Parlamento Italiano e soprattutto per il partito di cui il premier è anche segretario, le riforme non si farebbero mai.
È sempre la stessa storia, lo stesso film. Lo abbiamo visto sull’Job Act, sui diversi passaggi che fino ad oggi hanno impegnato il disegno di Riforma Costituzionale, e lo vedremo in ogni tentativo di riforma economica e istituzionale che si cerca di porre in atto.
Ciò accade per una semplice ragione o anomalia che dir si voglia tutta italiana, ovvero che i conservatori e i conservatorismi in Italia abitano a Sinistra.
Renzi, che ha tanti difetti ma anche qualche buon pregio, tra cui quello di essere autenticamente convinto di produrre il cambiamento nel Paese attraverso riforme economiche e di organizzazione della macchina statuale, il conservatorismo ce l’ha in casa, e puntualmente ci deve fare i conti.
Ma quello che sta accadendo sull’Italicum ha dell’incredibile e non trova spiegazioni se non nella necessità di auto conservazione della specie che rischia di estinguersi alla prova di una legge elettorale che non offre a chi ha interpretato in modo fallimentare 20 anni della storia politica italiana, particolari garanzie di continuare ad esistere in modo numeroso e organizzato. Una questione che si salda con la diaspora del centrodestra, che può essere causa dell’estinzione della corte di Berlusconi e di chi un tempo stava con lui e oggi ha intrapreso nuove strade.
Al netto del fatto che è inimmaginabile che una delle più importanti democrazie mondiali, la sesta economia del pianeta dipenda da una legge elettorale messa gravemente in mora dalla Consulta, è evidente che la fase politica nuova che ha inaugurato Matteo Renzi deve fondarsi su regole nuove e certe.
Regole che devono anche consentire di organizzare l’alternativa alla visione politica ed economica del premier attualmente in carica.
La legge elettorale va cambiata senza se è senza ma, perché quelle che c’è si è rivelata inefficace, ha prodotto disastri, instabilità e incapacità di produrre cambiamento e non ultimo perché una Corte l’ha dichiarate illegittima.
L’alternativa all’approvazione dell’Italicum e della riforma della Costituzione è il caos

Significherebbe buttare via quanto di buono (forse ancora troppo poco) è stato costruito in una legislatura anomala e dichiaratamente costituente.

Quanto al Centrodestra, in modo particolare chi ritiene sia giunto il tempo di costruire una proposta politica seria che si inserisce tra il socialismo europeo e la destra lepenista, l’Italicum e il conseguente premio di lista rappresentano un occasione unica e irripetibile per rimettere insieme i cocci e lavorare su una proposta alternativa al Paese.
Vedremo se questa volta si riuscirà ad andare oltre alla mera esigenza di conservare se stessi e qualche rendita di posizione.