Le reazioni scomposte e scandalizzate alla lettera con cui il Vescovo di Verona Mons. Zenti sembra avere dato indicazioni di voto per un candidato (di cui ignoro il nome e partito) sono la cifra dell’ipocrisia italiana.

Nel nostro Paese purtroppo c’è poco o nulla che non sia di parte. Persone, categorie, associazioni si dichiarano indipendenti, autonomamente schierate, terze rispetto alla politica salvo poi essere sempre attivamente, anche se segretamente, impegnate a sostenere partiti o persone. Quasi raramente il “prendere parte avviene per nobili motivi”. Eccezione fatta per qualche posizionamento ideologico, che oramai è fuori del tempo e della realtà, c’è sempre qualche ragione di bottega per sostenere qualcuno o qualcosa.

Piccoli o grandi interessi, che spesso sono di carattere economico, legati alla difesa di privilegi e posizioni di rendita. Tuttavia in Italia c’è questa forma di pudore, che la Chiesa e le sue associazioni nella fine degli anni 60 hanno chiamato “fine del collateralismo”, che ha segnato un arretramento progressivo del modo cattolico dall’impegno civile in Italia.

Qualche altra “chiesa”, ad esempio quella rossa, il collateralismo con alcuni poteri forti dello Stato non l’ha mai interrotto. Così la DC è finita, potando nella tomba le cose buone e le cose cattive. Mentre il PCI è sopravvissuto insieme a tutto ciò che gli era collaterale (cooperative, associazioni, imprenditori, mondi della finanza) mutando aspetto ma conservando nel DNA l’antica propensione comunista a far si che lo Stato, che si identifica col Partito, possa influenzare e controllare ogni ambito dell’economia, del cultura e della società.
E altre “chiese” così hanno finito per colmare il vuoto prodotto dall’implicito “non expedit” che ha determinato in parte la fine della tradizione cristiano democratica in Italia.

L’indicazione di un candidato da parte di un Vescovo certo non segna una strategia di ritorno della Chiesa Italiana, o meglio dei Cattolici, all’impegno civile e politico.
Ma se mons. Zenti ha agito in questo modo avrà sicuramente ritenuto che quella persona potesse incarnare valori e interessi di riferimento. Una semplice indicazione, che chi non condivide può semplicemente lasciar cadere.
Ma più dell’ardire di Mons. Zenti mi preoccupano quelli che vogliono metterlo a tacere. Quelli che ritengono che la Chiesa sia un fatto privato, un’entità metafisica che si occupa solo della salvezza delle anime.

Si può essere credenti o meno, battezzati o atei, ma è innegabile che sul piano della cultura, dell’istruzione, dell’assistenza, dell’arte, dell’impegno sociale e politico e molti altri campi, il cattolicesimo in Italia abbia svolto un ruolo fondamentale nella costruzione delle istituzioni Repubblicane e anche nella costruzione di risposte ai bisogni della gente.

Personalmente ho sempre o sostenuto il valore della laicità dello Stato, e la necessità che la legislazione possa accogliere l’evoluzione dei tempi e dei costumi, ma in questo spazio laico deve poter essere ammessa l’opinione anche di chi rappresenta la Chiesa in Italia e le istanze di cui Essa si fa carico, compreso la possibilità di esprimere pareri e sostenere candidati.

Negli Stati Uniti non è mistero che gruppi etnici e gruppi religiosi sostengono in modo aperto e trasparente candidati o partiti che esprimono valori e interessi affini.

In Italia ciò avviene, ma tutti fingono che non avvenga. Spesso nel nostro Paese, il sostegno politico cela interessi di basso profilo, molto spesso inopportuni e talvolta anche illegali. Ciò avviene in un quadro in cui da sempre si finge che non esistano le Lobbies e i gruppi di pressione – interesse.

Ora qualcuno potrà anche raccontarmi che pure questo sistema ipocrita è figlio di una certa cultura cattolica….ma il problema non è davvero un Vescovo che esprime simpatia per un candidato.
I problemi sono ben altri.