Il mio intervento dopo il commento del presidente Acli, Giovanni Bottalico, critico sulla riforma delle Bcc approvata dal governo.

Ringrazio Giovanni Bottalico per aver aperto il dibattito sul tema delle BCC. Purtroppo l’analisi proposta è parziale e rischia di essere una difesa d’ufficio della cooperazione di area cattolica (a cui mi sento di appartenere). 

Ci sono alcuni aspetti che devono essere presi in considerazione dai quali non si può prescindere, perché al di la dei dati ufficiali degli indici di solidità sono molteplici i casi in cui le BCC sono state commissariate nel momento in cui Banca d’Italia ha acceso un faro sulla “qualità dei crediti”. 

Costi di struttura elevati, dinamiche amicali nella concessioni dei crediti, perdite scaricate sulle spese dei piccoli risparmiatori (è facile fare utili se le perdite di diluiscono sulle spese di gestione dei conti e del rapporto ordinario che un cittadino ha con la banca). 

Per fare una buona riforma non serve una difesa d’ufficio del valore della finanza territoriale e cooperativa. Serve capire cosa non funziona. Va fatta luce sui costi, sul tema della trasparenza e della filiera decisionale. Se la holding serve a tutto questo ben venga. 

Da socio e correntista di una BCC, voglio e pretendo che la mia banca sia competitiva, solida e trasparente. Poi i valori fondanti di quell’esperienza mi vanno anche bene. Sono magari all’origine della mia scelta. Ma non me ne faccio nulla se la mia banca non è competitiva, solida e trasparente.