Se non fossi tra “coloro che stan sospesi” attendendo l’arcaico rito delle 24 che precede l’espressione del voto di fiducia, probabilmente mi sarei trovato con qualche amico, tra una fetta di salame e mezzo bicchiere di vino a scambiare qualche battuta sull’italicum.

Non perché alla gente normale interessi una legge elettorale in gestazione da 14 mesi.

Alla gente normale continua ad interessare il contratto di lavoro che termina tra qualche mese, il cliente che non paga, l’ente pubblico che non ti da l’autorizzazione, lo stato che ti mette le mani in tasca…ma la politica è come il calcio. Non serve una abilitazione per farla o studi particolari per provare capirla. Soprattutto ciascuno si sente autorizzato a dire la propria, alla stessa stregua con cui il sottoscritto potrebbe fare la chiosa all’allenatore di una squadra di serie A.
L’Italicum in questo senso è come una partita di Champion League, perché un po’ tutti hanno caricato il significato della legge elettorale fino a farla diventare una “finale”, una partita strana in cui gli avversari più feroci giocano all’interno della stessa squadra.

E tra una fetta di salame e mezzo bicchiere di vino come si può spiegare, analizzare una questione così complessa come la legge elettorale? Non si può farlo. Al massimo si può buttare la qualche considerazione tra il serio e il faceto.

Mentre il filo della lama incide l’insaccato e le mani spezzano in “pane biscotto” vorrei provare a fare la prima obiezione a chi mi dice che l’Italicum fa schifo. Non sarà certo la migliore legge elettorale, ma bene o male per la prima volta avremo chiaro chi vince.

C’è un premio di maggioranza e la soglia è abbastanza alta. Poi il premio alla lista costringe a mettersi insieme, semplificare e ridurre.
Alla prima sorsata di prosecco, quello nuovo appena rifermentato in bottiglia, qualcuno potrebbe dire.si però la rappresentanza, i piccoli, la democrazia. Basta! I piccoli hanno rotto! Mentre altri paesi europei avevano maggioranze chiare, governi che governavano e facevano le riforme, in Italia cambiavamo governo come cambiare camicia…le riforme erano quelle cose che non erano state fatte e che ciascuno prometteva di fare la “settimana dei tre giovedì”. Cioè mai.

Mentre il taglio del salame procede con ritmo costante e precisione millimetrica qualcuno mi farebbe notare che il “ragazzo” è un prepotente, che la fiducia….le dichiarazioni….le minacce. Ma scusa! Che sia un po’ irruento questo si, ma cosa deve fare? È chiaro che il nostro Paese è vittima della instabilità politica frutto di una legge che non ha garantito la governabilità e che la Consulta ha dichiarato illegittima.

Dopo 14 mesi di gestazione, discussioni infinite nelle istituzioni, nelle Camere e nei partiti, dopo l’impegno del “buon” Napolitano, sarebbe anche ora di farla questa benedetta legge, perché altrimenti ci sarebbe sempre qualcosa che non va o qualcuno a cui non va bene.
E allora? E allora la fiducia è prevista e può essere considerato un atto finale di una discussione oltremodo lunga, dove chi é contrario spesso adduce nobili motivazioni che nascondono il fatto che a lui questa legge non conviene.
Ormai non si può più parlare di mezzo bicchiere e qualcuno la butta su Bersani.
Povero Bersani. Povero Bersani?! Magari anche Prodi, Letta (che stimo e a cui voglio bene…non ne potrei mai parlar male) la Bindi, Fassina, etcc…. Questi, dieci anni a inveire contro il Porcellum, le liste bloccate, la legge porcata….dieci anni che se la sono usata alla grande per portare in Parlamento amici, amici degli amici, fedeli e leali….soprattutto fedeli. Sul modello cavallo di Caligola. E quando la potevano cambiare? Col cavolo che l’hanno cambiata! Se la sono tenuta e usata, come se la vuole usare Grillo per risolvere il problema che lo tortura, il fatto di avere tra i piedi qualcuno dei suoi dotato di pensiero autonomo.
L’ultimo giro è il migliore, quello in cui il vino si intorbidisce e si mischia coi lieviti e una battuta sul Berlusca non può mancare.
A questo punto a me viene da sorridere e penso alla scenetta di cui sono stato protagonista sul sagrato della chiesa, dopo la messa del giorno di Pasqua.

Un antico cattocomunista si è avvicinato e scuotendo la testa mi ha detto “lo sai che Berlusconi rispetto a Renzi sembra quasi una brava persona…”. E il mio sorriso diventa un ghigno se penso a tutti gli amici sinistroidi, komunisti, piddini (a cui voglio un bene dell’anima e sono amici veri di vita) che mi hanno biasimato perché sul piano personale io non ho mai avuto nulla contro Berlusconi, non sono mai riuscito a odiarlo, che oggi si devono mordere il labbro perché hanno a che fare con uno che sul piano del metodo è ancora più spiccio, ruvido e cinico.

La bottiglia è vuota e giustamente qualcuno, che ha avuto l’ardire di leggere questi pensieri in libertà si chiederà: ma a cosa servono le 24 ore che trascorrono tra il momento in cui il Governo vota la fiducia e il momento in cui il Parlamento la esprime?

È un tempo di riflessione concesso al deputato perché possa riflettere ed assumere la decisione in coscienza….non ne sono passate 24 ma per me la meditazione è terminata, come la bottiglia.

Domani la fiducia la voto convintamente.

Un ultimo piccolo particolare non trascurabile che determina la differenza tra la teoria e la pratica.

La differenza tra un tifoso e chi cerca invece di comprendere il gioco: con la lista unica chi sta nel PD e dintorni dovrebbe avere chiaro che Renzi nella sua lista la farà da padrone. Diversamente per chi sta lavorando per costruire l’alternativa, nell’area dei moderati, dove in tutta evidenza oggi non c’è nessuno.

Grado di fare il mazziere, sarà una occasione irripetibile per unire ciò che miserie, personalismi, antichi rancori, rendite di posizione oggi tengono separato. E costruire così una vera democrazia dell’alternanza.
Alla salute.