Le elezioni amministrative hanno avuto senza dubbio una valenza politica. Le vittorie del movimento 5 stelle a Roma e Torino, e in 19 ballottaggi su venti certificano una evoluzione del partito di Grillo e anche del sistema politico Italiano.
Il movimento 5 stelle ha saputo mettere in campo una proposta politica e candidati di qualità e si propone nell’orizzonte delle elezioni politiche con l’ambizione di governare il Paese.


La forza di questo risultato ha cancellato, nel breve, ogni ipotesi di confronto bipolare centro destra – centro sinistra, e non prendere atto di questo nuovo scenario sarebbe il primo di una serie di errori che rischiamo di commettere e di pagare a caro prezzo.
Uso il termine “rischiamo” perché il fatto di appartenere a questa maggioranza, per quanto mi riguarda, rappresenta una scelta consapevole compiuta nel 2013, che rivendico e che ha certamente consentito al nostro Paese di evitare uno stallo istituzionale che avrebbe avuto pesanti ripercussioni economiche.
Sia l’esperienza del governo Letta, che quella di Renzi hanno avuto il merito, con profili e determinazione diversa, di affrontare il tema del cambiamento e della modernizzazione del Paese. Ciò è avvenuto attraverso l’attività costituente del Parlamento, rispetto al tema delle Riforme Costituzionali, e attraverso l’azione del Governo relativamente a vari settori dello stato ai quali si è messo mano, nonostante le resistenze e le spinte di conservazione.
Nonostante ciò, “sic rebus istantibus” oggi appare evidente che la vittoria di Renzi al referendum non è affatto scontata e di conseguenza non è scontata nemmeno la riproposizione della sua esperienza di governo.
Personalmente rimango convinto che il percorso che abbiamo compiuto fino ad ora contenga molti elementi positivi e che di fronte alla forza e alla modalità con cui il movimento 5 stelle si sta proponendo, non ci sia che una strada da percorrere: cambiare passo, compiere nel tempo che rimane alcune importanti riforme in campo economico e fiscale e costruire nei prossimi mesi una proposta politica credibile da offrire agli italiani.
I tre errori da evitare secondo me sono:
1) la personalizzazione del referendum da parte di Renzi: le riforme costituzionali sono frutto di un lungo confronto costituente in Parlamento, che ha coinvolto singoli parlamentari e forze politiche, e offrono al Paese la prospettiva di una politica più snella ed efficiente, finalmente capace di decidere in tempi certi.

2) l’idiozia di contrastare il movimento 5 stelle con argomenti volti a delegittimarlo. La legittimazione se la sono presa con i successi elettorali. Il Movimento è una forza politica matura e va contrastata sul piano delle politiche e della visione di Paese.

3) l’errore ciclico per il PD si ritiene autosufficiente. La vocazione maggioritaria rischia di essere e rimanere tale…come già accaduto in passato. Una semplice vocazione. Il PD deve invece tornare a parlare al proprio elettorato di sinistra e nell’azione della maggioranza gli alleati devono avere la dignità che consenta loro di costruire una proposta politica capace di parlare al proprio elettorato.

Infine se si vuole costruire una proposta di governo credibile per il futuro, che possa incrementare la spinta alle riforme, alla competitività e allo sviluppo economico del nostro Paese, è necessario che il PD possa contare su un alleato in grado di intercettare una fetta di consenso legato all’elettorato moderato.
Perché ciò possa accadere non si può prescindere dal prendere atto che l’esperimento di Area Popolare non è stato all’altezza delle aspettative e che in futuro va ripensato completamente (altri pezzi di centro non possono nemmeno essere presi in considerazione perché sono talmente residuali sul piano elettorale da non aver nessun significato politico in prospettiva…Ala, Scelta Civica, moderati popolari per l’Italia….).

Area Popolare è fallita perché è una operazione a tavolino, valida sul piano dei contenuti, ma che ha sommato debolezze, tenuto insieme leadership che sono state identificate dagli elettori con altre stagioni ed esperienze, tenuto in prima e seconda linea qualcuno che, per come funziona la politica oggi, sarebbe stato meglio trascorresse una stagione dietro le quinte.

Inoltre Area popolare è fallita perché ha coltivato e coltiva l’ambiguità di desiderare un pieno riconoscimento e una prospettiva nell’azione di governo, e contemporaneamente un richiamo ancestrale ad essere alternativa al PD….non tanto a Renzi.

Da questo punto di vista è tempo di decidere. Da una parte o dall’altra.

Oggi riproporre tale e quale l’esperienza di Area Popolare, magari sommando qualche pezzettino di movimento locale decadente, non consentirà di rappresentare il nuovo soggetto politico con un appeal superiore. Anzi sarà un gioco a somma zero o peggio a somma negativa.

L’area politica dei Popolari Europei serve alla futura esperienza di governo come il pane.

Ma perché quest’area possa avere un significato politico ed elettorale non si può prescindere da un’opera di grande rinnovamento sia sul piano della capacità di elaborare contenuti sui temi dello sviluppo economico, della sicurezza, del contenimento del perimetro dello stato, della politica estera sia sul piano del rinnovamento della leadership a tutti i livelli.

Questo percorso può avvenire solo a due condizioni:
1) con la capacità di scommettere su un allargamento vero, soprattutto mettendo in prima linea una nuova generazione e le esperienze amministrative locali dove ci sono Sindaci e amministratori capaci e credibili.

2)con il coraggio di legittimare le leadership attraverso un meccanismo aperto, partecipato e democratico, scommettendo nell’innovazione, nell’opportunità di costruire il soggetto politico in modo partecipato e contendibile.

A questo punto traccheggiare, riproporre schemi del passato, giocare alla conservazione varrà ad azzerare l’esperienza di governo dei popolari europei, e precludere ogni prospettiva politica di buon governo del paese.