La situazione in Libia è fortemente problematica. Sia sul piano politico, dove si registra lo stallo del governo di unità nazionale, che oltre ad essere bloccato dai veti incrociati, sembra non godere di nessun tipo di autorità e di riconoscimento da parte delle tribù e dei gruppi armati che compongono il mosaico.

Sia sul piano militare, poiché negli ultimi anni la Libia è diventata il crocevia di ogni traffico illecito e base dei più svariati gruppi della Jhad che fanno riferimento al network dell’ISIS.
Inoltre, con il prezzo basso degli idrocarburi, l’attività più fiorente che trova un tacito consenso dei piccoli potentati locali, è il traffico dei migranti.
Il Ministro Gentiloni durante la seduta d’aula ieri ha ribadito la cornice in cui può eventualmente giocare un ruolo l’Italia. Se escludiamo le attività delle forze speciali dell’esercito, che sono azioni puntuali comandate dal Presidente del Consiglio di concerto con il Copasir e lo Stato Maggiore, finalizzate a difendere gli interessi nazionali (ad esempio una incursione per liberare ostaggi oppure la difesa di istallazioni italiane oil and gas…) qualsiasi tipo di missione deve avvenire in un quadro di legittimità internazionale e di rispetto di quanto previsto dalla Costituzione. Che tradotto significa che in primo luogo deve esserci una richiesta di intervento da parte governo libico all’ONU. 

In secondo luogo l’ONU deve fare una risoluzione che fissa i confini e i compiti di una eventuale missione.

In terzo luogo, qualora ci fosse la richiesta di un ruolo per l’Italia, il Parlamento deve autorizzare la missione secondo le procedure standard, definendo sia il profilo della missione che la relativa copertura finanziaria.

È chiaro che ad oggi non è possibile fare alcuna fuga in avanti, tuttavia le questioni rimangono aperte. È possibile temere il flusso dei migranti e non agire per arrestarlo attraverso la stabilizzazione della Libia? È lecito consentire che la Libia divenga ogni giorno di più il luogo ideale dove installare le filiali dell’ISIS? È pensabile che l’Italia, che per storia, cultura e vicinanza geografica, possa avere un ruolo marginale o non averne alcuno nella stabilizzazione della Libia?