“Vladimir Putin sta investendo circa 50 miliardi di dollari l’anno in spese militari. Si tratta di una cifra enorme se confrontata al bilancio della Federazione Russa. Una buona fetta di queste risorse è destinata al potenziamento delle capacità cyber del Paese, che continua ad essere attivo a Est e in diversi teatri reali o virtuali. Anche questo ha scatenato la reazione della Nato e la scelta dei ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica di fare dello spazio cibernetico un dominio operativo al prossimo summit a Varsavia”.

Gli ultimi cyber attacchi attribuiti a Mosca, da quello di dicembre in Ucraina a quello di pochi giorni fa al Comitato nazionale democratico statunitense hanno chiarito una volta per tutte che nessuno, nemmeno gli Stati tecnologicamente più avanzati, può affrontare la minaccia cibernetica in modo solitario. Servono una struttura ed un coordinamento comune ed è per questo che l’Alleanza Atlantica ha deciso di unire le forze anche in questo campo.

Il pericolo cyber per i Paesi occidentali “non giunge solo da Mosca, ma anche da altri attori statali come la Repubblica Popolare Cinese e persino da movimenti jihadisti come lo Stato Islamico”.

Rendere il cyber spazio un dominio operativo vuol dire anche “aprire all’applicazione dell’articolo 5 del Patto Atlantico in caso di attacchi informatici. Ciò assicurerà che nessuno degli Stati membri dell’Alleanza sia lasciato solo nel fronteggiare questa guerra subdola e invisibile. Se da un lato è vero che i cyber attacchi non sono cruenti come può esserlo un’azione di guerra tradizionale, è altrettanto chiaro che rappresentano un rischio per le infrastrutture e i servizi vitali dei nostri Paesi, ma anche per le loro competitività economica e tenuta politica”.

Anche l’Italia non è esente da questi rischi: “Subiamo attacchi quotidiani. L’Italia è uno dei nodi della sicurezza alleata ed è uno degli Stati chiave in Europa. Siamo esposti a pericoli non trascurabili. Per questo il cambiamento in atto nella Nato va anche a nostro beneficio”.