Oggi sono intervenuto in aula come relatore per la commissione Difesa sulla conversione in legge del decreto legge sulle missioni internazionali delle forze armate e della polizia e per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.

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Grazie Presidente,

Onorevoli colleghi,

Il decreto di rifinanziamento delle Missioni Internazionali, in cui sono impegnate le nostre forze armate è apparentemente un atto amministrativo, una scelta di bilancio volta a prologare alcuni impegni che il nostro Paese ha assunto in sede internazionale.

Tuttavia sappiamo che per due ragioni non è così.

In primo luogo perche, l’assenza dei una normativa quadro, che ci auguriamo trovi compimento presti nell’arco della corrente legislatura ci obbliga a procedere attraverso la modalità del Decreto di rifinanziamento.

In secondo luogo perche i drammatici avvenimenti che hanno sconvolto Parigi il 13 novembre scorso, rammentano a questo Parlamento in modo drammatico, urgente e inequivocabile la ragione dell’impegno di tanti militari Italiani negli scenari più delicati e difficili del Pianeta.

Gli attentati di venerdì scorso hanno violato l’integrità e la sicurezza della Francia e del popolo Francese, e non c’è dubbio che di fronte a tanto orrore non si possa più parlare di misure di prevenzione. Siamo di fronte ad un atto unilaterale di guerra.

Una guerra che l’Italia non vuole,

che ripudia secondo i principi morali della nostra costituzione,

ma con la quale nostro malgrado siamo, e saremo sempre di più chiamati a confrontarci.

Il livello di attenzione dei Paesi che partecipano alla Coalizione Internazionale in contrasto all’Isis è altissimo.

La cooperazione tra servizi, polizie e forze di sicurezza consente di raccogliere e vagliare un numero altissimo di situazioni e informazioni.

Sappiamo che in Francia, dopo l’attentato di Charlie Hebdo, le misure erano stringenti.

Tuttavia in 33 minuti, diversi commando hanno colpito 7 punti diversi della città con tecniche di guerra.

In modo brutale e preciso, scegliendo luoghi “non simbolici” apposta. Colpendo invece la vita quotidiana delle persone.

Potevano scegliere chiese, infrastrutture, comandi di polizia, un’ambasciata…

invece hanno colpito un bar, dei ristorante, una sala da concerti, lo stadio…probabilmente un aereo su una rotta turistica un paio di settimane fa.

Luoghi di vita, abitati da gente normale.

Sicuramente un salto di qualità nella tecnica del terrore, perché ciò che fa più paura è essere colpiti nella propria quotidianità.

C’è da chiedersi come tutto ciò sia potuto accadere.

Un attacco su vasta scala come quello di Parigi è preparato da tempo, coordinato. Necessita di approvvigionamenti di armi, munizioni, esplosivi, mezzi di trasporto, di un coinvolgimento di un vasto numero di miliziani.

È possibile che nelle settimane precedenti i servizi francesi non abbiano avuto nessun sentore di ciò che stava per capitare?

Siamo di fronte all’incapacità del sistema di sicurezza francese o ad un salto di qualità della macchina del terrore?

Io sono più propenso a considerare la seconda ipotesi, ovvero che la capacità logistica, tecnologica congiunta alla preparazione militare, consentano in questo momento all’Isis di farsi beffa dei nostri sistemi di prevenzione.

In Italia siamo consapevoli del fatto che c’è una grande esperienza di anti terrorismo.

25 anni di guerra contro le Brigate Rosse hanno sicuramente consentito di rafforzare il nostro apparato di sicurezza. Servizi segreti, polizia e forze dell’ordine hanno saputo in questi anni prevenire molti eventi drammatici.

Ma siamo sicuri che basti la vigilanza interna per metterci al riparo dal rischio che quello che è capitato a Parigi possa ripetersi anche in una delle nostre città?

Io sono convinto di no.

Mai come in questo momento l’impegno dei militari Italiani è stato di fondamentale importanza per la sicurezza nazionale.

Il lavoro che stanno svolgendo nelle missioni di stabilizzazione come in Afganistan, Libano e Balcani (che sono quelle che vedono un maggiore impegno di personale), oppure in quelle nel mare Arabo, nell’oceano Indiano e nel Mediterraneo dove quotidianamente si contrasta la pirateria e l’immondo traffico di esseri umani hanno contribuito e contribuiscono alla nostra sicurezza nazionale, oltre che rappresentare una opportunità per i paesi in cui si è intervenuti per uscire da situazioni di guerra (come nei Balcani), o da regimi che negavano ogni libertà e opportunità di sviluppo alle popolazioni locali (Afganistan e Iraq).

Venendo al profilo legislativo del DL 30 ottobre 2015 n° 174,

è un provvedimento di proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali e reca una serie di disposizioni volte ad assicurare la partecipazione del personale delle Forze Armate e di Polizia alle missioni all’estero relativamente al periodo 1 ottobre 2015 – 31 dicembre 2015, nonché la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo.

Congiuntamente, il decreto disciplina i profili normativi, giuridici, amministrativi e contabili connessi alle missioni e al personale militare e civile che vi prende parte.

Com’è noto all’Aula, in tema di partecipazione delle nostre Forze Armate e di Polizia alle missioni Internazionali, si interviene ad oggi con lo strumento del Decreto, poiché manca nella vigente Costituzione, e negli strumenti legislativi in essere, la disciplina che ne prevede l’impiego.

Mi è d’obbligo ricordare che la Camera dei Deputati ha di recente approvato la Legge Quadro sulle Missioni Internazionali ed è auspicabile che la rapida e definitiva approvazione da parte del Senato della Repubblica e, in lettura finale della Camera, possa consentire, anche in virtù della complessità del quadro internazionale, che questa sia l’ultima volta che si interviene attraverso il decreto di proroga del finanziamento.

Nello specifico mi è d’obbligo di relazionare all’Aula che il provvedimento in questione si compone di 12 articoli.

Il Capo Primo, composto dai primi 7 Articoli, reca le autorizzazioni di spesa relative al 1 ottobre 2015 fino al 31 dicembre 2015 in relazione alla proroga del finanziamento delle missioni delle Forze Armate e di Polizia, nonché le norme amministrative, contabili, previdenziali e in materia penale.

Il Capo Secondo, composto dagli articoli 8 e 9 reca le disposizioni in materia di cooperazione allo sviluppo e ai processi di stabilizzazione

Infine, il Capo Terzo composto dagli articoli  10 e 11 reca le disposizioni concernenti la copertura finanziaria.

Oltre alle variazioni di carattere finanziario, legate alla proroga su tre mesi anziché nove desidero segnalare che per esigenze operative non risultano più finanziate le seguenti missioni complessivamente per un minor costo di Euro 38.176.818:

  • la NATO BALTIC AIR POLICING
  • la EUMM GEORGIA
  • la EUBAM LYBIA relativa al personale militare e alla Guardia di Finanza
  • la Missione dell’UE in Repubblica Centrafricana
  • Rispetto al precedente decreto risultano invece inserite le missioni:
  • EUNAV FOR MED
  • EUPOLL COPPS (territori Palestinesi)Venendo invece al merito del Decreto, desidero soffermarmi sui primi 3 articoli che definiscono le 3 principali aree di intervento e che offrono un quadro qualitativo e quantitativo dell’impegno dell’Italia nelle Missioni Internazionali.Il costo complessivo previsto è di Euro 301.170.028.Le due aree prioritarie di impegno sono i Balcani, dove le missioni dispiegate in Kossòvo, Albania e Bosnia impiegano 619 militari, e le missioni navali nel Mediterraneo che svolgono opera di pattugliamento – difesa dei confini, “save e rescue” dei natanti in difficoltà e contrasto al traffico di esseri umani, impiegando complessivamente 1.264 unità di personale.665 militari sono impegnati nelle missioni in Somalia, Corno d’Africa e Oceano Indiano per contrastare la pirateria in un tratto di mare dove transita circa il 70% del traffico marittimo commerciale internazionale, inclusa una quota importante della Marina Mercantile Italiana. 31 unità sono invece impegnate nella missione di stabilizzazione in Mali.1125 militari rimangono impegnati in Libano nelle diverse missioni di stabilizzazione. Desidero sottolineare che contrariamente a quanto si era paventato, è invece previsto un impiego incrementale in Afganistan con 834 unità, per le ragioni politiche e operative che i Ministri Pinotti e Gentiloni hanno avuto modo di illustrare nel corso delle audizioni.Per ragioni di tempo non entro nel dettaglio delle singole Missioni, tuttavia nel corso del dibattito il Relatore, insieme al Governo, è a disposizione per fornire ogni informazione necessaria e richiesta.È prevalsa infatti la consapevolezza che sia preferibile in questo caso un esame celere, in considerazione del fatto che i sessanta giorni di cui il Parlamento dispone per la conversione (e che scadono il 29 dicembre) coincidono praticamente con il periodo di validità delle norme.Il Governo si è poi riservato di svolgere un approfondimento per l’Aula su due emendamenti dell’on. Artini che prevedono un finanziamento maggiore per la missione a Hebron.Mi avvio a concludere.Quella sicurezza senza la quale non è possibile alcuna forma di libertà personale.Desidero infine di ricordare la testimonianza e l’impegno delle persone che hanno perso la vita nelle missioni internazionali con e le vittime innocenti, barbaramente trucidate a Parigi dai militanti dell’Isis.

Il nostro impegno per la sicurezza esiste proprio perché queste tragedie non debbano mai più accadere.

Mi sia consentito a questo riguardo un pensiero particolare rivolto ad una nostra connazionale, una mia concittadina, Valeria Solesin che ha perduto tragicamente la vita nell’attentato del teatro Bataclan. Ciò è maggiormente necessario oggi, che il quadro internazionale è divenuto maggiormente instabile e imprevedibile e si realizza attraverso l’impegno e la dedizione degli uomini e le donne delle Forze Armate e di Polizia.

Il Decreto in questione testimonia ancora una volta che l’Italia con professionalità ed orgoglio è in prima linea nel Mondo per difendere il valore della sicurezza.

Le Commissioni competenti in sede consultiva hanno espresso tutte parere favorevole. La Commissione affari costituzionali ha espresso parere favorevole con una osservazione e il Comitato per la legislazione ha posto una condizione. Sia l’osservazione della I Commissione, sia la condizione posta dal Comitato sono attengono a profili di corretta formulazione delle norme, più che a profili di merito. Si tratta di rilievi condivisibili e corretti, ma che non è stato possibile recepire, nel breve tempo a disposizione. La Commissione bilancio si esprimerà invece per l’Aula.

Nel complesso, sono state apportate modifiche lievissime, che riguardano solo l’elenco dei Paesi destinatari delle iniziative di cooperazione civile di cui all’articolo 8. A tale elenco sono stati aggiunti Nepal, Haiti e Ucraina.

L’esame del decreto-legge nelle Commissioni è avvenuto in modo spedito, nonostante la contrarietà manifestata in particolare dai gruppi di Sinistra Italiana-SEL e, rispetto ad alcuni punti specifici, dal Movimento 5 Stelle.

E’ prevista inoltre una spesa di Euro 40.798.867 in relazione all’esigenza di trasporto truppe, ai profili assicurativi, all’acquisto di servizi di informazione e sicurezza e al potenziamento del dispositivo navale.

750 sono impegnati nelle missioni della Coalizione Internazionale anti Daesh. 31 nelle missioni dislocate in Israele e Palestina. 102 tra Quatar e Barhein in supporto logistico operativo per le missioni dell’area asiatica.

L’Asia rimane l’area geografica di maggiore impegno con 2.842 unità di personale e un costo complessivo di 173.257.037 Euro.

In Africa è previsto l’impiego di 696 unità di personale, per un costo complessivo di euro 22.088.845.

In Europa è previsto l’impiego di 1.887 unità di personale, per un costo complessivo di euro 65.105.270.

Relativamente al periodo 1 ottobre 2015 – 31 dicembre 2015 si prevede l’impiego di 4.798 unità di personale militare delle Forze Armate e di Polizia.