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Mi sono spesso chiesto perché l’art. 1 della nostra Costituzione ha un riferimento così marcato sul lavoro e non su altre dimensioni del vivere umano o collettivo. Può sembrare una domanda idiota, tuttavia non è scontato che chi, come me, per motivi anagrafici non è stato protagonista di determinati eventi, sia più portato a cogliere gli esiti dei processi più che le ragioni che li hanno determinati.

E’ per questo che, rispetto alla nostra Costituzione sono più portato a valutare l’effetto positivo che il complesso di regole che ci siamo dati il 1° gennaio del 1948, sulla condizione del paese e delle persone rispetto all’accesso ai diritti, che non i presupposti storici, socaili e culturali che hanno dato vita a quell’impostazione.Se penso oggi alla condizione di lavoro di tantissimi giovani e se passo in rassegna le centinaia di vite e di storie che ho incrociato in questi anni mi chiedo se, di fronte a una ipotetica necessità di riscrivere ex novo la nostra costituzione oggi riscriveremmo allo stesso modo l’art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Voglio cercare di spiegarmi offrendo due domande come spunto di riflessione.Il lavoro è ancora oggi quell’elemento che nel nostro paese definisce l’identità personale e l’identità collettiva?E ancora, il lavoro è ancora l’elemento fondante dell’affermazione della libertà delle persone e della convivenza civile e democratica?

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