La XVII legislatura era nata sotto un pessimo auspicio. Il risultato delle elezioni del 2013 aveva prodotto un Parlamento frastagliato in cui si faceva fatica a trovare una maggioranza capace di avviare l’attività di governo.

Uno degli elementi fondanti di questa legislatura, su richiesta del Presidente della Repubblica, fu il patto sulle riforme costituzionali, ovvero la richiesta che il Parlamento si impegnasse a compiere alcune importanti modifiche della Costituzione che rappresentassero, nel Paese e agli occhi delle istituzioni sovranazionali, l’inizio di un processo di modernizzazione e semplificazione.
L’inizio di una stagione di Cambiamento.
In qualità di parlamentare della Repubblica ho aderito a questo invito ed ho accompagnato il percorso con il mio voto favorevole ogni qual volta il testo della riforma è transitato per la Camera dei Deputati.
Il testo che è stato approvato interviene in modo corposo sulla Costituzione ma non ne stravolge la natura di valore.
Cambia in modo sostanziale invece la funzionalità della vita democratica del Paese, superando il bicameralismo perfetto attraverso l’eliminazione dell’attuale Senato e attribuendo rispetto al processo legislativo maggiore incisività dell’Esecutivo.

Allora perché voterò SI? Lo farò principalmente per 3 ragioni.
La prima perché desidero essere coerente con il percorso Parlamentare su cui è nato il patto di legislatura. Ho votato SI in Parlamento, l’ho fatto con convinzione e non c’è alcuna ragione oggi per cambiare idea.

La seconda è perché ho vissuto l’esperienza di un processo legislativo lento e farraginoso, che rimbalza tra due Camere che fanno lo stesso lavoro, mentre gli eventi sono veloci e sempre meno disponibili ad aspettare il tempo della politica.

La terza è perché sono convinto che il Governo, per ruolo e funzioni, abbia il diritto/dovere di offrire delle indicazioni di priorità al Parlamento.

C’è inoltre una quarta ragione più legata ad un aspetto emotivo….mi sentirei a disagio in un fronte Grillo – Brunetta – Salvini – D’Alema e a volte si sceglie anche per contrarietà.

So che molti amici, che stimo e rispetto, voteranno NO e non voglio togliere valore alle ragioni che li portano a compiere quella scelta.

Il Referendum sulla Costituzione non è l’Armageddon, ma un appuntamento rispetto al quale ciascun cittadino ha diritto di maturare un orientamento ed esprimersi.
L’importante, visto che della Costituzione si tratta, è andare a votare.