Una sera mi è venuta voglia di fare il riso con la zucca. Vicino a piazzetta Pasquino a Roma c’è un piccolo negozio di frutta e verdura che ha i mandarini che sanno da mandarini, i pomodori che sanno da pomodori, l’uva dolce e matura…insomma qualità. Poi il signore che lo gestisce è simpatico, ci si fa volentieri una parola e alla fine la gamba di rosmarino, un pugnetto di prezzemolo, oppure due foglie di salvia te le regala sempre.

Inoltre il suono magico di parole “come sta?”, “le serve altro?”, “buona serata e buon appetito”….è impagabile.

Così mentre ripassavo mentalmente la ricetta del risotto ho raggiunto di gran carriera il mio negozierò di fiducia, nella convinzione di poter trovare la più buona zucca del mondo.

Ma le mie speranze si sono presto infrante. Il simpatico negoziante infatti ha iniziato a spiegarmi che non poteva vendere la zucca perché una recente normativa non gli consentiva di trattare i prodotti freschi, perché mancavano i metri quadri, l’ambiente asettico, il lavatoio di un certo tipo. Così addio alla zucca, la ratatouille per il minestrone, fondi di carciofo etcc… Ho ripiegato sulla pasta al pomodoro. Ma mentre giravo gli spaghettini ho pensato quante volte leggi, decreti, circolari interpretative, direttive, norme di vari enti vanno a costituire complicazioni e situazioni fuori dalla realtà. E mentre riflettevo sull’ipotesi non tanto remota che ogni legge che esce dalle assemblee legislative europee, italiane, delle regioni, dai comuni complicano di molto la vita a qualcuno….mi si è scotta la pasta.