L’evoluzione della crisi Greca sta evidenziando che Tsipras non è poi l’eroe romantico e rivoluzionario che sembrava solo qualche giorno fa. L’eroe alla cui corte sono volati, in senso fisico, tutti gli antieuropei che calcano la scena Italiana. Salvini, Grillo, e molta di quella che a me piace chiamare la sinistra di conservazione.

Tsipras è solo uno dei tanti personaggi, poco più che una comparsa, di quella che si può definire una tragedia Greca. La vicenda drammatica di un popolo che oggi paga il prezzo delle menzogne, della corruzione e dell’incapacità di una classe politica che ha fondato lo Stato sulla spesa pubblica, sull’evasione fiscale, sull’assistenzialismo. Una vicenda segnata dai ripetuti errori dell’Europa e delle istituzioni monetarie internazionali, che invece di sostenere lo sviluppo, le riforme e la crescita del paese, si sono limitate a prestare soldi nella consapevolezza che mai ci sarebbe stata la capacità di restituirli.

In questa tragedia sono tutti colpevoli e non c’e nulla di giusto, se non l’intuizione finale di non abbandonare al proprio destino un paese che dal punto di vista politico, geografico, strategico e culturale è di fondamentale importanza per l’Europa e per il patto Atlantico.

L’Europa ha sbagliato, o meglio è l’Europa stessa ad essere sbagliata.

E’ sbagliata l’idea dell’allargamento continuo e indiscriminato a paesi che non hanno i fondamentali economici.

E’ sbagliata l’idea che l’austerità, e il risanamento finanziario degli stati (che mai potrà compiersi se l’austerità stessa crea recessione) venga prima del consenso e del benessere degli europei.

E’ sbagliata l’idea dell’Europa burocratica, idea perversa che impedisce di avere una fiscalità omogenea, un sistema di difesa comune, una politica estera unitaria, un sistema di bilancio efficiente, efficace e solido, regole comuni sull’immigrazione, un piano strategico di investimenti, etcc.

Ma anche Tsipras ha sbagliato ed è rimasto vittima delle sue contraddizioni, poiché da una parte ha espresso continuamente (perché non è stupido e conosce le conseguenze delle scelte) la volontà di tenere il proprio paese nell’area Euro e nell’alleanza Atlantica, ma allo stesso tempo ha provato a introdurre un principio demenziale, capace di annientare l’Europa e quel poco di buono che essa rappresenta, ovvero che l’espressione di un popolo possa spingere uno Stato a disattendere gli impegni finanziari e le obbligazioni assunte in campo internazionale.

Il “deus ex machina”, sempre per restare in tema di drammaturgia classica, è stato come sempre la Germania, una nazione che nella storia Europea degli ultimi 150 ha sempre ritenuto di essere predestinata a un ruolo di predominio del continente.

Una visione messianica che con l’ha portata ad ingaggiare guerre, che ha regolarmente perso e che hanno sempre avuto risvolti drammatici, soprattutto per il popolo tedesco. Così è accaduto all’esito delle due guerre mondiali. La stessa sorte potrebbe toccare anche in caso di guerre combattute senza le armi, oppure con le armi dell’economia e della finanza.

L’Italia come spesso è accaduto nella storia recente è stata una semplice comparsa. Qualcuno imputa questa colpa a Renzi, ma non è che i diversi governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni abbiano prodotto condizioni perché tutta questa vicenda giungesse ad un esito diverso, magari migliore. L’Italia ha rinunciato da tempo ad un ruolo di leadership Europea non perché non ne abbia l’autorevolezza o le capacità, ma perché una buona parte del paese (s’intende dal punto di vista geografico e dei settori della società e dell’economia) è ammalata degli stessi mali che hanno portato la Grecia al collasso. Anche nel caso dell’Italia a causa di una classe politica che negli ultimi 40 anni è stata dedita a visioni di basso profilo, fenomeni corruttivi, e implementazione insensata della spesa pubblica.

Le tragedie, in letteratura classica, non hanno mai un lieto fine, e le macerie politiche, sociali ed economiche di questa fase sono un monito degli sbagli che sono stati scientemente costruiti, in epoche di politica miope e di corto respiro. Una politica di genere ben diverso da quello che avevano segnato i padri costituenti dell’Europa.

Magari tra qualche giorno la situazione sarà più tranquilla e apparirà chiaro che la Grecia continuerà ad appartenere al destino del continente, ma questo non è un lieto fine. L’Europa è nuda e a metà del guado. Si deve scegliere se tornare indietro o andare avanti, certamente in queste condizioni non si può rimanere. Io credo che si debba avere il coraggio di oltrepassare il fiume, che questa sia l’unica strada possibile.