Che la pressione fiscale in Italia sia troppo alta è fuori di ogni dubbio. Imprese, artigiani e commercianti lasciano circa il 60% del proprio reddito ad un socio occulto di nome Stato, tra imposte dirette e indirette.

Ma prevalentemente la gente, a malincuore le tasse le paga.

Dico a malincuore sostanzialmente per due ragioni. Da una parte è esperienza di tutti i giorni che l’elevato livello e numero delle imposte erode inesorabilmente, e ogni anno sempre di più, la capacità di reddito delle persone e delle famiglie.

Dall’altra c’è la sensazione che spesso questi soldi non siano utilizzati bene dallo stato, ovvero che i servizi non siano della qualità che ci si potrebbe aspettare.

E da questi presupposti nasce la mitologia dell’evasione fiscale.
100 miliardi? 150?

E chi sono gli evasori?

Intanto balza agli occhi un dato incredibile: la differenza tra ciò che viene accertato e ciò che viene riscosso. 10 a 1.

Ma questo dato cosa indica? Che lo Stato non è in grado di riscuotere?? In alcuni, pochi casi è così. In molti altri succede che viene fatto l’accertamento, e come in tutti i paesi di diritto, le persone e le aziende si difendono adducendo documentazione e delucidazioni. Alla fine capita spesso che ciò che effettivamente si è evaso è 1/10 di ciò che si è accertato.
Ecco la prima evidenza di delicatezza sulla questione “carcere agli evasori”. C’è il rischio di togliere la libertà a qualche persona o chiudere qualche impresa, salvo poi scoprire che l’accertamento era sbagliato.

In secondo luogo sarebbe ora e tempo di porre fine alla storiella del bottegaio che non fa lo scontrino e che si deve pagare ogni piccola cosa con i mezzi elettronici.
Per due ragioni. La prima è molto semplice: l’evasione quella vere è legata all’economia illecita e alle grandi operazioni. Una sola grande operazione di evasione vale centinaia di migliaia di scontrini non emessi.

La seconda è che l’artigiano, il commerciante o le piccole e medie imprese, dopo l’applicazione delle normative di Basilea sono obbligate a tenere in ordine i bilanci, e quindi ad avere un fatturato credibile e un utile che dimostri la redditività dell’impresa. Sennò non ti danno il fido o il finanziamento.

Istintivamente mi viene da pensare che l’evasione c’è, persiste, ma consiste in misura molto inferiore alle cifre che vengono “accertate” e messe come poste d’ingresso per far quadrare i bilanci dello stato.

E mi verrebbe da pensare che sarebbe ora e tempo che si smettesse di demonizzare l’artigiano, il professionista, il commerciante e il piccolo imprenditore.

Lo Stato si dovrebbe concentrare e specializzare sulla grande evasione e sulle catene dell’economia illecita.

Purtroppo è sempre più facile e veloce prendersela con il più debole, con chi no sa o non ha i soldi per contestare l’accertamento, per prendersi un buon avvocato.

Così la rabbia, la sfiducia e la frattura tra Stato e cittadini è destinata ad aumentare.