Non c’è dubbio che l’Italia sia un paese stremato.

La lunga crisi economica, l’austerity necessaria a rimettere in ordine i conti dello Stato e il ritardo sulle riforme, hanno messo a dura prova la pazienza degli Italiani.

È naturale che in questo clima, si è mal disposti ad accogliere persone che in sovrannumero lasciano le sponde meridionali del mediterraneo e approdano sulle coste Italiane.

Si potrebbe discutere per giorni sulle ragioni dell’esodo delle genti dell’Africa del Nord, della Siria, e dell’Africa Sub Sahariana, sulle responsabilità antiche e recenti del mondo occidentale. Tuttavia è molto più interessante comprendere le sfumature della vicenda Italiana, di come il nostro Paese ha deciso di “non gestire” questo problema e di come, dal mio punto di vista siano in molti, e non solo gli scafisti, a trarre qualche beneficio dalla “merce umana” che quotidianamente transita il mare Mediterraneo.

In primo luogo è doveroso chiedersi se siamo di fronte ad un invasione. Certamente l’arrivo di 140.000 migranti rappresenta un impatto non indifferente, ma questo numero va considerato in riferimento alla popolazione Italiana e al numero di migranti che oggi risiedono in Italia. Il nostro paese conta 60 milioni di abitanti. I migranti al 31 dicembre 2014 erano oltre 5 milioni e 200 mila. Sono giunti nel nostro Paese nell’arco di poco meno di 20 anni. Nel 1994 gli stranieri residenti in Italia erano infatti meno di 200 mila.

L’esodo epocale ha rappresentato un cambiamento importante ma in qualche modo è avvenuta una sorta di integrazione legata al binomio casa – lavoro, e molti settori dell’industria manifatturiera, soprattutto al nord, sono sopravvissuti proprio grazie alle maestranze venute da lontano. Ma chi ha governato questo ingente esodo? Dal 1994 a oggi la Lega Nord ha partecipato al governo per 11 anni. Per 7 anni il ministro dell’Interno è stato un signore che si chiama Roberto Maroni (sotto la sua reggenza del Ministero sono entrati in Italia 2,7 milioni di migranti). Dal luglio 2002 ad oggi i flussi (compresa l’accoglienza dei profughi) sono regolati dalle norme introdotte da una legge che fa capo a Bossi (si chiama infatti Bossi – Fini).

Oggi Matteo Salvini e il partito che rappresenta costruisce una buona fetta di consenso lucrando sull’immigrazione e denunciando sistematicamente le responsabilità dell’attuale governo. Azione legittima la sua, ma infinitamente ipocrita alla luce dei dati che caratterizzano l’operato del suo partito quando ha partecipato alle esperienze di governo.

Tuttavia l’ipocrisia di Salvini evidenzia delle imbarazzanti verità, e mette in luce l’inefficienza della gestione dell’emergenza.

Tralascio la questione non marginale della responsabilità dell’Italia di agire anche in via militare per stabilizzare le situazioni di paesi come la Libia che sono diventati delle piattaforme per scafisti, mercanti di ogni cosa illegale e terrorismo, tuttavia è lecito porsi alcune domande. Perché l’accertamento dello status di rifugiato non avviene mai in 6 mesi come prevede la legge? A chi sono legati i soggetti che percepiscono i 35 euro/giorno/profugo? Perché si sono preferite location di privati, piuttosto che utilizzare spazi dello Stato che si trovavano in situazioni meno impattanti? A quanto ammonta complessivamente il giro di affari intorno ai migranti? Quanto è esteso il legame tra la gestione dei rifugiati e le organizzazioni criminali, che emerge da certe inchieste? Perché non si evidenzia con chiarezza il dato che il nostro paese è un territorio di transito e che il 60% di chi approda in Italia, se ne va dopo pochi giorni? Perché nonostante l’evidenza del fallimento delle politiche migratorie nessun governo ci ha messo mano in modo deciso alle regole?

Perché non si agisce rapidamente sul fronte del rimpatrio dei migranti che non hanno lo status si rifugiato politico, che costa molto meno del mantenimento quotidiano e rappresenta un segnale di deterrenza nei confronti di chi rischierebbe di spendere inutilmente migliaia di euro e di perdere la vita? Forse gli interessi economici in gioco valgono di più di una gestione assennata del problema?

L’impressione che ho tratto approfondendo questa vicenda è che, chi per i soldi e chi per i voti, in molti hanno interesse a speculare sul problema dell’immigrazione e che sia necessario invece agire quanto prima per porre un freno a questa vergognosa speculazione.

Il tema dell’Immigrazione è troppo delicato e importante per essere lasciato agli interessi speculativi o per rinunciare a governarlo in modo più rigoroso e deciso.