A breve la vicenda della legge sulle unioni civili troverà la propria conclusione.

Personalmente non sono appassionato di come le dinamiche e le tecniche parlamentari abbiano, in qualche modo, determinato l’esito, ma è certo che l’accordo sulla fiducia, che prevede lo stralcio dell’art. 5 (le adozioni) è un successo del gruppo di Area Popolare.

Nonostante il tentativo da parte di certa opinione pubblica di dipingere le persone (cattolici e non cattolici) che, legittimamente, hanno espresso una posizione critica sul DL Cirinnà come dei retrogradi, la mediazione che si è fatta in queste ore rappresenta un risultato di alto profilo.
Da una parte si riconoscono le unioni tra due persone dello stesso sesso e una serie di diritti e doveri conseguenti. Dall’altra lo stralcio delle adozioni, consente di non assimilare il principio generativo che è dato dalla differenza uomo – donna a due persone dello stesso sesso. Il che non significa in nessun modo che una coppia estero può garantire condizioni sociali ed economiche migliori di una coppia omo (non è vero nemmeno il contrario), ma significa che la libertà di scegliere di vivere una relazione omosessuale, implica il principio di realtà e di responsabilità da cui discende che due persone dello stesso sesso non possono generare.

Anche all’interno di Area Popolare il dibattito non è stato semplice e, nonostante le caricature di certa “stampa” e certa “cultura”, se tra qualche giorno il nostro Paese potrà dotarsi di una legge sulle unioni civili, ciò avverrà proprio perché una parte rilevante di parlamentari cattolici, del PD e di altre formazioni hanno lavorato per individuare un punto di mediazione. So anche che qualcuno del mio gruppo considera la mediazione non sufficiente e non voterà la fiducia. Personalmente non condivido questa scelta ma la rispetto profondamente perché mi rendo conto che, nella libertà di vincolo di mandato, rispetto a temi eticamente sensibili si possa maturare una scelta anche in dissenso rispetto al gruppo.

Lo ritengo possibile e non mi scandalizza, anzi lo ritengo un valore proprio perché marca la differenza da quei partiti che tacciono, assolvono, accettano moralmente i propri militanti che rubano, che si macchiano di reati di corruzione o contro la pubblica amministrazione, salvo poi linciare pubblicamente chi, su temi come questi, esprime una posizione differente rispetto alla linea di partito. Tuttavia proprio per il rispetto che nutro per i colleghi che compiranno una scelta diversa, sento il dovere di chiarire ciò che penso al riguardo.

In primo luogo l’idea che la legge possa in qualche modo porre argine alla disgregazione sociale e familiare o (come penso io) più semplicemente all’evoluzione dei costumi, è sbagliata. Non è l’azione legislativa che plasma la società, come si riteneva nel socialismo reale. Questo è un compito dell’educazione, dell’impegno sociale, della testimonianza individuale e comunitaria. In secondo luogo è velleitario pensare che intorno a questa battaglia si possa costruire l’identità di un percorso politico poiché i temi eticamente sensibili sono solo uno degli elementi della vita delle persone.

Non si può e non si deve giocare tutto su questo perché i temi del lavoro, della salute, dello sviluppo, del rapporto dei cittadini con lo Stato rappresentano una parte preponderante delle aspettative della gente. Infine è di tutta evidenza che su questi temi è necessario pensare che qualsiasi forza politica a vocazione maggioritaria può contenere sensibilità diverse, che mutuano dalle vicende ed esperienze personali, e che ciascuna di esse ha una propria dignità, che esige cittadinanza e rispetto.