Desidero ringraziare il Partito Popolare Europeo per l’opportunità di intervenire su un tema così importante come “le prospettive della strategia antiterrorismo in Italia”.
Prima di entrare nel merito della relazione che mi è affidata desidero portare il saluto del Ministro dell’Interno on. Angelino Alfano e del capogruppo del Gruppo parlamentare di Area popolare on. Maurizio Lupi.

Il 2015, come ha ricordato di recente il ministro Alfano al Parlamento Italiano, è stato un anno particolarmente intenso sul fronte del contrasto al terrorismo. Accanto alla tradizione dell’Italia nell’Impegno delle missioni internazionali, affianco della NATO e della Coalizione Internazionale anti ISIS, è stata svolta una grande attività sul piano della sicurezza interna, da parte degli investigatori e delle forze di Polizia.
Nel 2015 sono state arrestate 35 persone riconducibili al terrorismo di matrice islamica, sono stati individuati 81 foreign fighters. Sono state controllate 105 navi, 1.200 veicoli, 12.000 persone. Sono state fatte 400 perquisizioni e sono state indagate 135 persone per reati inerenti al terrorismo.
Gli attacchi di Parigi di tre mesi fa hanno dimostrato che il terrorismo di matrice jihadista ha fatto in salto di qualità, soprattutto per la capacità di colpire con tecniche di guerra i luoghi della nostra vita quotidiana, nel cuore delle nostre città.
La strategia di Daesh non ha precedenti nella storia, perché oltre ad agire in modo diverso rispetto ad Al Quaida (con una maggiore capacità operativa, maggiori mezzi militari, economici e di comunicazione, con un numero molto più alto di uomini, e scegliendo obiettivi della vita quotidiana delle persone), ha avuto l’ardire di autoproclamarsi stato con l’obiettivo di costruire un vero e proprio Califfato.
L’Italia, che condivide insieme ai partner europei, occidentali e i paesi dell’Area Mediterraneo e  Nord Africa la sfida a Daesh, non è esente da rischi.
Anche se la tradizione di anti – terrorismo, che abbiamo maturato in anni di lotta alle Brigate Rosse e alla malavita organizzata, ci offre la consapevolezza di contare su un sistema di forze dell’ordine e intelligence efficace, sappiamo di non essere esenti da rischi.
Sappiamo che ci sono dei foreign fighters che utilizzano l’Italia come base, e che il fatto che non esista una diretta corrispondenza tra paese di partenza e un obiettivo di una azione terroristica, espone anche il nostro Paese a dei rischi.
Come abbiamo altrettanta consapevolezza che esistono i rischi connessi agli “alone terrorist”, ovvero l’azione emulativa del singolo.
Sul piano della strategia l’Italia ha elevato ulteriormente i propri livello di allerta, sensibilizzando le prefetture con specifiche comunicazioni del Capo della Polizia, al fine di intensificare l’attività informativa e investigativa nei confronti di ambienti dove possono maturare specifiche minacce.
Allo stesso tempo, sono stati intensificati i controlli degli obiettivi considerati a rischio.
La celebrazione del Giubileo straordinario della Misericordia ha imposto un ulteriore rafforzamento dell’apparato di sicurezza, attraverso la partecipazione delle Forze Armate in presidio degli obiettivi sensibili, con compiti di Polizia.
Congiuntamente all’attività di pattugliamento navale del Mediterraneo da parte della Marina Militare, in cui le nostre unità, insieme a quelle di altri partners europei, sono impegnate nella difesa dei confini e nelle operazioni di salvataggio dei migranti, sul piano interno è stata intensificata l’attività di identificazione e controllo su tutti i punti d’ingresso nel territorio nazionale, con l’impiego della polizia di Frontiera e della Digos.
Sul piano del monitoraggio, il Ministero dell’Interno ha avviato il dialogo con le comunità islamiche e con le infrastrutture tecnologiche della Rete, al fine di individuare luoghi e persone dediti al reclutamento e alla radicalizzazione.
Proprio a questo riguardo il Parlamento Italiano, attraverso l’azione legislativa e il recepimento delle direttive Europee, ha introdotto nuove figure di reato per colpire il fenomeno dell’arruolamento, dell’auto – arruolamento e della radicalizzazione tramite la propaganda nel web.
Sotto il profilo internazionale, come dicevo in precedenza, rimane forte il contributo dell’Italia alle missioni militari di stabilizzazione.
Con la scelta recente di inviare 1.000 militari in Irak, nell’area di Mousul, sale a circa 6.500 il numero delle unità che stiamo impegnando nelle missioni internazionali.
L’impegno in Afganistan, in Irak, nei Balcani occidentali, nel corno d’Africa, in Oceano Indiano e nel Mediterraneo risponde alla consapevolezza dell’Italia che il Terrorismo si combatte sia attraverso la capacità di colpire le centrali del terrore, sia sostenendo il processo di stabilizzazione di quei paesi che altrimenti diventerebbero una piattaforma logistica del terrore.
Sia nel dibattito parlamentare, sia nell’opinione pubblica del Paese sta maturando la consapevolezza che la sicurezza è divenuta una priorità. E che non si può pensare solo di consumare sicurezza, bisogna anche produrla, e perciò bisogna investire.
A questo riguardo desidero segnalare come il Parlamento Italiano, nell’ambito dell’esame sulla legge di finanziamento delle Missioni Internazionali, abbia di recente approvato pressoché all’unanimità un emendamento di cui sono stato presentatore, che prevede l’impiego all’estero delle unità speciali delle Forze Armate  con le prerogative funzionali dei Servizi Segreti, proprio per segnare la determinazione di colpire in casa propria le centrali del terrore.
Ringraziandovi ancora per l’attenzione che avete voluto dedicare, sento di ribadire l’importanza di appuntamenti come questo perché il rafforzamento delle politiche di collaborazione, la condivisione delle informazioni di Intelligence e lo scambio di buone pratiche costituiscono senza dubbio la direzione e la strategia migliore per combattere e vincere il terrorismo.