Grazie Presidente, Onorevoli Colleghi,

all’indomani della scomparsa dell’On. Tina Anselmi, ho chiesto al mio capogruppo la gentilezza di poter intervenire per la commemorazione in aula.

Non solo per ragioni geografiche o per aver avuto il privilegio di incontrarla nella fase finale del suo impegno politico. Ma soprattutto perché ho sentito la necessità di offrire parole che possano aiutare da una parte a contestualizzare il Suo straordinario percorso umano e politico, e dall’altra a sottrarre la sua memoria alla bassa strumentalizzazione a cui io, e molti che hanno collaborato con lei, abbiamo assistito in questi giorni.

La sua vicenda umana è stata una storia di passione politica.

Fondò la sua fedeltà alla Democrazia e il suo amore sconfinato per la Libertà durante tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale e nell’impegno partigiano nella lotta contro il Nazi – Fascismo.

Maturò la passione per i Lavoratori e per gli ultimi durante l’impegno, nel dopoguerra, nella componente cattolica del sindacato unitario. Fu straordinaria interprete del movimento Cattolico Democratico sia nell’impegno sindacale nella CISL, sia nella Democrazia Cristiana il partito a cui legò tutta la sua vicenda umana e politica.

All’interno della vicenda della Democrazia Cristiana fu interprete della Dottrina Sociale della Chiesa e dello spirito della Rerum Novarum e, pur attenta alle battaglie sociali dei partiti che si ispiravano al socialismo, mantenne una visione antropologica e culturale antitetica al comunismo.

Come democristiana fu attiva nelle battaglie contro il divorzio e contro l’aborto, ma sempre consapevole del valore della laicità dello Stato.

Si è ricordato che fu la prima donna a divenire Ministro della Repubblica. Si dovrebbe ricordare, oltre a questo, l’importante contributo che Tina ebbe modo di dare alla riforma di settori fondamentali dello Stato, come quello della Sanità. Seppe fare della dedizione e della competenza la propria forza.

Apparentemente semplice, come spesso vengono ritenuti semplici i Veneti nell’iconografia collettiva, nel suo percorso umano e politico fu determinata, indipendente, onesta e trasparente.

Valori che le furono riconosciuti nel momento in cui le fu affidata la presidenza della commissione d’inchiesta sulla Loggia Massonica P2, un coacervo di poteri eversivi che attraversavano trasversalmente tutti i settori dello Stato.

Il segno della sua passione politica autentica si può ritrovare nello stile composto con cui accettò, nel momento in cui era la candidata naturale a diventare presidente della Regione Veneto, la fine del proprio percorso, un po’ per mano di chi seppe cogliere l’occasione per eliminare un competitor, e un po’ per mano dei sempiterni profeti del nuovo, che attribuirono a Lei responsabilità morali e colpe che certo non aveva.

Ricordare Tina Anselmi oggi non è solo fare memoria di una personalità della politica, ma è fare memoria dei valori fondanti della Repubblica Italiana.

E’ fare memoria della storia e dei valori del cattolicesimo democratico, una vicenda che nelle espressioni della politica, del sindacato e della società civile, ha consentito all’Italia di diventare una grande Democrazia e un grande Paese.