Innanzitutto, desidero ringraziare i capigruppo ed i colleghi che hanno fatto presente al Parlamento che c’era la necessità di portare a termine questo lavoro importante che stiamo svolgendo e che riguarda la Commissione d’inchiesta che mi onoro di presiedere. Quando nel novembre dell’anno scorso questo Parlamento ha approvato l’istituzione della Commissione d’inchiesta sulle periferie si partiva da altri presupposti.

C’era, cioè, la necessità di verificare se, tra le periferie delle grandi città italiane, ci fossero stati dei tratti comuni che, in qualche modo, ci potevano accomunare al rischio che era nato e si era realizzato all’interno delle grandi città europee. La Commissione – io lo voglio ricordare al Parlamento – era nata all’indomani di grandi episodi di terrorismo che hanno stravolto e coinvolto le grandi città europee. Quello che invece è accaduto, nel corso di questi dodici mesi di attività della Commissione, è qualcosa di straordinario; è come se noi fossimo partiti alla ricerca delle Indie e ci fossimo invece trovati in altro continente, come se ci fossimo trovati in America. Il lavoro della Commissione, come ricordavano i colleghi, si è svolto su un duplice registro: da una parte, con l’attività delle audizioni, che ci ha consentito di audire tutti i soggetti istituzionali che, in qualche modo, avevano delle attinenze al tema delle periferie; dall’altra parte, invece, il registro di apertura alla società civile, con delle visite della Commissione nei quartieri più complicati delle città italiane. Al termine di questo lavoro noi ci siamo accorti che una parte importante di questo Paese, che è collocata nelle periferie delle grandi città metropolitane, sta vivendo una situazione di cittadinanza di serie B. Si tratta della trasformazione demografica delle nostre città, da una parte, e la trasformazione economica, che è legata all’impoverimento della popolazione e all’incapacità della finanza pubblica di dare delle risposte, che hanno profondamente cambiato la situazione di vita di milioni di persone in Italia. C’è un appello, colleghi, un appello molto forte che viene alle istituzioni perché è necessario che la democrazia recuperi la propria funzione e che il meccanismo elettivo assicuri che le istituzioni possano dare delle risposte che i cittadini oggi sentono il bisogno di avere, e questo può accadere soltanto se noi sapremo rimettere al centro dell’agenda politica il tema delle periferie urbane delle grandi città. Ovviamente, non possiamo nasconderci dietro un dito. Dodici mesi di lavoro hanno consentito alla Commissione di raccogliere una mole enorme di materiale, di incontrare un numero incredibile di associazioni e di raccogliere un numero infinito di sollecitazioni. Però, è chiaro anche – e per essere seri ce lo dobbiamo dire – che questo tempo è un tempo assolutamente insufficiente per trovare delle soluzioni esaustive ad un problema che sarà il problema del ripensamento del modello urbano del Paese nei prossimi anni. Questo è un lavoro che non si esaurisce con questa legislatura e non saranno neanche i prossimi tre o quattro mesi di attività che ci daranno la risposta. Però, se i prossimi tre o quattro mesi saranno utili a definire dei titoli, delle linee di azione e ad affidare al prossimo Governo e al prossimo Parlamento delle suggestioni per riportare seriamente il tema delle periferie al centro dell’agenda politica, io credo che questo Parlamento e questa Commissione abbiano lavorato bene e abbiano fatto la cosa giusta. Per questa ragione noi siamo favorevoli alla proroga e speriamo che, nel giro di alcuni giorni o di alcune settimane, possiamo restituire a questo Parlamento una relazione che possa, dal punto di vista descrittivo, affidare ai colleghi degli strumenti di analisi e di lavoro e, soprattutto, che possa tracciare anche delle linee di raccomandazione, di attenzione e di Atti Parlamentari.

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