Ho deciso di dare vita a questa “rubrica” perché abito nel posto più bello del mondo, c’è il sole 365 giorni l’anno, siamo tutti bravi, buoni e anche belli, e soprattutto non c’è nulla che non va e non funziona. Ovviamente sto scherzando….ma anche no.

Esattamente 20 anni dopo di me, una mia amica si è dimessa dal Consiglio Comunale apparente senza motivazioni, oppure perché come me è “inaffidabile e immatura” o forse, più probabilmente è stata così elegante da non dare motivazioni legate al merito e al metodo con cui si amministra la cosa pubblica e consentire alla maggioranza, che ha legittimamente vinto le elezioni, di procedere nel mandato serenamente. In una parola: corretta.

Nonostante nella mia vita io ho fatto molto altro e ho un legame più con le persone che con la comunità in senso lato e i suoi riti, questo piccolo episodio mi ha fatto tornare la voglia di scrivere. Soprattutto perché so che quando faccio una critica, esprimo un’opinione sull’amministrazione, propongo una visione diversa, in qualche segreta stanza qualcuno rode, si mangia il fegato e sta male da morire. E io ci godo…perché sono un po’ #bastardodentro.

Quando ho deciso di novellare la mia Newsletter ho pensato a lungo al nome e all’immagine di questa rubrica. Se l’avessi chiamata Martellago…avrei fatto un torto a Maerne e Olmo che sono comunità dotate di una propria identità. Allora ho provato a pensare ad un tratto distintivo e ciò che mi è venuto in mente è che noi siamo come gli assiro – babilonesi: una civiltà tra due fiumi. Il Dese e il Marzenego, che per i misteri della toponomastica a Mestre diventa Osellino.

Quindi sono partito da casa tutto contento con la macchina fotografica perchè il tratto distintivo del mio territorio è il mulino ad acqua. Volevo immortalarne uno e mi sono reso conto che davanti, vicino, sopra, a lato delle antiche case dei mugnai, che da secoli sono appoggiate con delicatezza sui fragili argini dei nostri fiumi sono sorte autostrade, bretelle, strade, ponti, caselli, metri cubi di cemento armato che taglia come una lama un paesaggio dolce di pianura, che da secoli ha offerto un orizzonte sempre uguale agli uomini e le donne che hanno calcato la nostra terra.

Allora ho optato per le coordinate geografiche e per lo stemma araldico perché ho pietà per il volto che viene deturpato, per l’identità che viene stravolta.

Ma non è questo il fatto più sorprendente e tantomeno credo di essere uno che vuole bloccare il progresso, la modernità, la velocità, l’intermodalità, l’interconnettività e chi più ne ha più ne metta. Il fatto più sorprendente è che tutte queste cose, che si chiamano “chilometri di strade, ponti, viadotti, ecc” dopo un primo e timido “le ruspe dovranno passare sul mio corpo…”, sono sorte come i funghi. Come dopo un acquazzone estivo. Il senso di tutto questo, il dibattito, il coinvolgimento della cittadinanza o di chi amministrava ad altro livello?

Insomma quando in auto con qualche amico mostro Le Opere e dico “varda qua! Ma te par?” mi sento dare ragione e poi il solito “ma si lascia perdere…ormai”.

Infatti se non fosse per il fatto che io in questo posto ci vivo, ci vive la mia famiglia, ci vivono e crescono i miei figli lascerei perdere. Invece da questa rubrica, da oggi in poi, qualche pensiero in libertà voglio proprio iniziare a farlo, così almeno qualche redattore o presunto tale, che qualche volta si limita a riportare l’interpretazione del mio pensiero riportata da chi si rode nelle segrete stanze, qui potrà trovarne l’interpretazione autentica. Alla salute!