Non sono trascorsi nemmeno dieci giorni dall’esito del Referendum sulle riforme costituzionali e l’Italia, nonostante tutto, può contare su un nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, un esecutivo che si trova ad affrontare la parte più complessa e difficile della XVII Legislatura.


Ma per comprendere davvero la complessità della situazione è necessario fare un passo indietro. La sconfitta netta e inequivocabile del fronte del SI al Referendum Costituzionale rappresenta sul piano politico una bocciatura nei confronti del governo e del lavoro che per oltre due anni il Parlamento ha svolto, al fine di approvare la Legge di Riforma.
Le dimissioni di Matteo Renzi hanno aperto una delle crisi più delicate e difficili della storia repubblicana sostanzialmente per quattro ragioni.
In primo luogo perche manca il sistema di regole che consentano di poter sciogliere le Camere e offrire, attraverso le elezioni, immediatamente un Parlamento con una maggioranza certa. Esiste infatti solamente la legge elettorale per la Camera dei Deputati (l’Italicum) è sub judice della Corte costituzionale che si esprimerà non prima di fine gennaio.
In secondo luogo il PD, che è il partito di maggioranza relativa, su cui si è retta la legislatura,è il principale responsabile dell’assassinio politico del suo Segretario e Premier in carica. Un partito in crisi di nervi e identità, sicuramente incapace di aprire serenamente una riflessione sulle ragioni politiche e sociali della sconfitta, e di elaborare un programma di governo credibile da presentare agli italiani.
In terzo luogo, non c’è mai stato come in questo momento il rischio di una vittoria di misura delle forze Populiste, in modo particolare il Movimento 5 Stelle. Questo anche grazie all’idiozia politica di partiti come Forza Italia che hanno regalato proprio a Grillo e Salvini il merito della vittoria del NO.
In quarto luogo, la situazione dell’economia e in particolare della tutela dei risparmiatori di fronte alla evidente difficoltà di alcune importanti banche, è imprescindibile.
Oggi, sul piano dell’opinione pubblica, le posizioni che pagano di più sono “elezioni subito” oppure “chiamarsi fuori e sparare sul governo”. Posizioni legittime se si potesse prescindere dai fattori che ho elencato precedentemente.
Io, contrariamente a quanto pensa l’opinione pubblica, penso che in questo momento non si debbano fare calcoli di convenienze e di rendita politica. Il Paese ha bisogno di una legge elettorale buona e condivisa e il Parlamento deve lavorare per mettere in sicurezza il sistema bancario congiuntamente ad una serie di risposte all’emergenza terremoto.