On. Causin, quali sono i tratti particolari dell’ISIS?

Siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, che ha colto impreparati sia le fonti di intelligence che le valutazioni di carattere diplomatico. Isis rappresenta un salto di qualità rispetto ad Al Quaida, perché tiene insieme allo stesso tempo la dimensione locale e globale. Può contare cioè sul controllo di un vasto territorio, l’autoproclamato Califfato che si estende dall’Iraq alla Siria, nel quale operano centinaia di migliaia di militanti, c’è una capacità economica e operativa militare che non si può sottovalutare. Allo stesso tempo ISIS è globale, in perfetto network con un’altra decina di organizzazioni terroristiche che operano in Libia, Tunisia, Sudan, Somalia, Nigeria, Algeria, Mali, Yemen, e altri paesi dell’area Middle East – North Africa.

Quali sono i rischi?

Innanzitutto c’è il rischio di sottovalutare ISIS. Chi credeva che sarebbero bastati alcuni raid aerei si sbagliava. Dopo mesi di interventi e azioni non sono stati fatti particolari progressi sul campo al punto che oggi la Coalizione non esclude una seconda fase di intervento sul campo. Ma c’è anche il rischio legato agli attacchi nelle città di USA, Canada ed Europa. Cosa che è già successa. I foreign fighters che vengono arruolati nell’ISIS provenendo da tutti i paesi occidentali, potrebbero una volta rientrati colpire al cuore dell’occidente.