Bettino Craxi. Voglio partire da qui per dire cose scomode. C’è una ferita nella nostra Repubblica. Una ferita aperta. Qualcosa di cui a distanza di anni non si può parlare. Un equilibrio rotto, un confine oltrepassato in modo irreversibile.

Non voglio entrate nel merito di Tangentopoli, della storia e dei retroscena della vicenda che ha archiviato la Prima Repubblica, aprendo lo spazio a Repubbliche (di cui faccio parte) che non sono state all’altezza delle aspettative.

Ma come oggi Matteo Renzi ha ricordato in aula, l’abolizione del finanziamento pubblico, la demonizzazione del finanziamento privato, e l’inclinazione di una parte della magistratura italiana ad invadere arbitrariamente il campo della Politica, in barba al principio Costituzionale della separazione dei poteri, minano irrimediabilmente i princìpi della democrazia liberale.

I partiti e i movimenti politici, nelle democrazie liberali, sono un elemento costitutivo dell’organizzazione della vita civile. E queste organizzazioni hanno un costo che in un modo o nell’altro va sostenuto.

Nei prossimi anni, se teniamo alla qualità della vita democratica del nostro Paese, deve essere aperta una seria riflessione.