La cortesia in politica internazionale vale solo se i partner sono rispettosi. Se non c’è rispetto esiste il diritto e dovere di assumere una iniziativa. E, come mi ha detto una volta un ambasciatore di un altro Paese, “in politica estera è meglio una iniziativa sbagliata che nessuna iniziativa”.

Ma veniamo al dunque.

La situazione di sottosviluppo dell’Africa,  sub sahariana, da cui stanno fuggendo milioni di persone, si deve principalmente al colonialismo inglese e francese. Un colonialismo che ha depredato risorse e azzerato il capitale umano di quella regione.

Mentre l’Italia supporta e sopporta da sola, a carissimo, prezzo l’esodo biblico di centinaia e migliaia di migranti, Macron ha assunto una iniziativa unilaterale convocando a Parigi Serraji e Haftar i due protagonisti del rompicapo libico. E nello stesso tempo le truppe francesi, di stanza in Niger, lasciano transitare sulla via della Libia una marea umana diretta in Italia.

E io francamente mi chiedo il perché di tutto questo. 

In questi anni, frequentando la NATO, ho acquisito e memorizzato qualche informazione che vorrei mettere nero su bianco.

In primo luogo l’Italia è rispettata perché in termini di personale, è il paese che maggiormente contribuisce alle missioni della Nato e dell’ONU. Sia in termini di qualità  (i nostri soldati sono impiegati in ogni sorta di missioni, da quelle operative, all’addestramento, di intervento, di safe e rescue, e via dicendo) sia in termini di quantità .

Le Forze Armate Italiane non sono più quelle che venivano rappresentate nella Commedia all’Italiana negli anni 70. 

Ogni anno 6.400 “ragazzi e ragazze”, che portano la nostra divisa, sono impiegati nei luoghi più ameni e pericolosi. Iraq, Afghanistan, Kosovo, Corno d’Africa, Oceano Indiano, mar Mediterraneo e via dicendo.

Questo impegno ci costa su per già circa 900.000.000 di euro ogni 6 mesi, solo di costo del personale, al netto dei mezzi (navi, aerei, auto e carri) e delle strutture logistiche.

Contribuiamo alla stabilizzazione dell’Afghanistan e dei Balcani. All’addestramento dei soldati che stanno liberando Mosul e Raqqua. Alle esercitazioni Nato in deterrenza all’espansionismo russo. Alla difesa passiva nel Mediterraneo. Alla sicurezza dei traffici commerciali nell’oceano indiano.

Per gli interessi degli “altri” abbiamo pagato un prezzo altro in termini di vite umane e risorse economiche. Ora che siamo noi in difficoltà  sembra quasi che l’Italia sia diventata “trasparente” sia agli occhi della comunità  internazionale che a quelli dell’Europa.

Provoco e so di provocare. Ma serve un segnale forte.

Agiamo! Agiamo, per una volta a difesa del nostro interesse nazionale.

Ritiriamo da tutti gli scenari i nostri militari e andiamo a fare ciò che deve essere fatto in Libia. Andiamo a rimediare gli errori di un intervento scomposto e grossolano voluto da Inglesi e Francesi nell’indifferenza USA. Un intervento, il cui prezzo, lo sta pagando solo l’Italia.

Mettiamo in sicurezza tutta la fascia costiera interrompendo questo orrendo traffico di vite umane.

Contribuiamo a ricostruire in Libia, in modo rapido, le infrastrutture civili e militari.

Valorizziamo al massimo i legami storici e commerciali con questo paese straordinario che è la Libia e che per l’Italia rappresenta da tempi antichi la porta per l’Africa.

Una grande nazione come l’Italia non può rinunciare ad agire nell’interesse nazionale, a maggior ragione se il modello con cui il nostro Paese è intervenuto all’estero è considerato da tutti un eccellenza di professionalità  e civiltà .