“Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire. Noi dobbiamo osare inventare l’avvenire.”
(Thoms Sankara)DUE MISURE PER IL SOSTEGNO AL CREDITO PER LE IMPRESE
L’ultimo trimestre del 2011 ha offerto delle indicazioni fortemente negative relativamente all’andamento dell’economia in Veneto. Nonostante il trend profondamente negativo dell’economia in area Euro e le previsioni di recessione che riguardano l’Italia, il sistema Veneto, che è costituito da centinaia di migliaia di PMI, continua a dare segnali di tenuta.
Le previsioni non sono buone nemmeno per il 2012.
Nel quadro profondamente negativo dell’economia mondiale, anche le imprese Venete si confrontano con il calo dei fatturati, l’incertezza del portafoglio ordini, la difficoltà del mercato interno.
Ad acuire il quadro di difficoltà dell’economia reale vi sono due elementi di criticità molto forte.
Il primo è legato all’allungamento costante dei tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione, che in alcuni casi vanno oltre i 300 giorni. Il secondo è legato alla sempre maggiore difficoltà di accedere al credito da parte delle imprese, sia per far fronte alle esigenze di immediata liquidità (legate ai ritardi sui pagamenti o al rischio d’impresa) sia per intraprendere quegli investimenti che consentono l’innovazione nel prodotto e nel processo.
Il problema dell’accesso al credito è sicuramente legato alla stretta applicata con i criteri di Basilea, ma anche a una vera e propria crisi di liquidità che sta investendo il sistema bancario italiano.
In questo scenario diventa urgente che la Regione si attivi per sostenere, sia in termini quantitativi che nella semplificazione delle modalità di accesso, gli strumenti che consentono di incrementare il grado di affidabilità delle imprese, attraverso una migliore e maggiore operatività dei Consorzi di Garanzia e attraverso una semplificazione di accesso ai Fondi relativi ai settori produttivi
In questo scenario, insieme al collega Diego Bottacin, su sollecitazione di alcune categorie che rappresentano le PMI ho presentato due proposte di legge.
La prima “Unificazione dei fondi di rotazione” prevede l'unificazione dei fondi di rotazione che sono allocati dalla Regione Veneto presso veneto Sviluppo ed è finalizzata a fare in modo che vi sia da una parte una semplificazione amministrativa e dall'altra una maggiore disponibilità di fondi. Attualmente infatti ci sono delle aree di intervento sottoutilizzate (Agroindustria) e alcune che invece presenterebbero maggiori esigenze di finanziabilità in termini di numero di richieste (commercio). Unificare i diversi fondi di artigianato, commercio, turismo, agroindustria, industria in un unico fondo per le PMI significa un accesso più semplice da parte di ogni tipologia di impresa, minori tempi e costi di istruttoria da parte di Venetosviluppo e di conseguenza una maggiore capacità di intervento, intesa come numero di aziende finanziate.
L'unificazione dei fondi porterebbe alla creazione di un unico fondo che sarebbe abbondantemente oltre i 300 milioni di euro. Questa misura, tenendo conto che i fondi non sono completamente utilizzati, e che comunque vengono alimentati dalla restituzione dei prestiti agevolati da parte delle imprese che già ne usufruiscono, offrirebbe a Veneto sviluppo la capacità immediata di intervenire per qualche decina di milioni di euro aggiuntivi all’attuale capacità.
La seconda iniziativa di legge “misure per il sostegno al credito delle imprese Venete” riguarda invece il sostegno al sistema dei consorzi Fidi del Veneto.
Nella finanziaria 2009 per il 2010 si era stabilito di creare un fondo di garanzia per il sostegno delle PMI nella contingenza della crisi.
La Giunta, in attuazione al provvedimento del Consiglio, ha trasferito nell’agosto del 2010 a Venetosviluppo 35 milioni di euro azzerando di fatto le dotazioni dei Consorzi Fidi di Garanzia, previste dalle leggi regionali sull'artigianato, il commercio e l'industria. Nel bilancio 2011 i fondi non sono stati ripristinati e non ve n’è traccia nemmeno nel bilancio di previsione per il 2012.
Di fatto l'operatività dei consorzi fidi è stata fortemente ridimensionata nel momento in cui ce ne sarebbe maggior bisogno e per contro Venetosviluppo è ancora in grossa difficoltà rispetto alla gestione dei 35 milioni che risultano impiegati solo in minima parte.
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IL NUOVO PIANO SANITARIO, VALUTAZIONI ED EMENDAMENTI
Nelle prossime settimane approderà in consiglio il Nuovo Piano Socio Sanitario il documento di programmazione che fissa gli indirizzi generali del sistema sanitario del Veneto.
Insieme ad alcuni operatori e profondi conoscitori della sanità Veneta con il collega Diego Bottacin, abbiamo elaborato alcuni emendamenti al piano che mirano a far arretrare l’ingerenza della politica dalla gestione della sanità, alla riorganizzazione delle aziende ospedaliere e dei distretti su base demografica, all’organizzazione dei servizi di scala sulla dimensione dell’Area Vasta, a nuovi criteri di riparto del fondo sanitario regionale e alla revisione complessiva della medicina di famiglia.
Il testo del progetto di legge depositato in V Commissione è molto timido rispetto alla necessità e l’urgenza di affrontare le scelte più difficili e complicate come le riduzioni del numero di ospedali, gli accorpamenti e la dimensione delle aziende sanitarie e paradossalmente è fin troppo dettagliato nell’intervenire in ambiti che non sono attribuiti alla competenza del piano quali la selezione del personale di direzione. Abbiamo voluto in prima battuta intervenire sul tema dell’ingerenza della politica nella gestione della sanità, perché nell’ambito sanitario un direttore generale o un primario non qualificati e nominati solo in virtù di una tessera di partito possono fare danni inimmaginabili sia sul piano economico che sulla qualità del servizio sanitario. Il nostro emendamento prevede che il presidente della Giunta regionale possa scegliere i Direttori Generali esclusivamente all’interno di un elenco di 50 nomi titolati, approntati da un’agenzia di selezione. La seconda necessità che abbiamo affrontato per rendere efficiente ed efficace la sanità veneta è la riorganizzazione delle aziende sanitarie e dei distretti. A tale scopo abbiamo approntato due emendamenti che pongono un termine massimo di 180 giorni per ridisegnare i confini di Ulss e distretti, prevedendo una riduzione del numero di Aziende, di ospedali e di distretti senza inficiare la distribuzione territoriale dei servizi e la qualità degli stessi» Nella manovra emendativa abbiamo dato rilievo alla creazione dell’Area Vasta dei servizi di scala, come la logistica, gli acquisti, la tesoreria e il sistema informatico. E’ necessario che ogni Ulss fornisca la refertazione elettronica, abbia il centro prenotazioni on line, pagamenti on line, ci sia un sistema medical record ospedaliero basato su standard regionale, l’interconnessione operativa tra software aziendali e il privato sia integrato nei sistemi aziendali. Rispetto al Fondo Sanitario Regionale, dal momento che la specificità è diventata l’alibi per generare spesa fuori controlli, abbiamo proposto che la quota di finanziamento pro - capite sia definita esclusivamente in base alla distribuzione per età e sesso della popolazione e all’incidenza delle principali patologie croniche. Nel campo della medicina di famiglia è necessario portare a compimento l’associazionismo sperimentando il passaggio dei medici di medicina generale alla dipendenza delle aziende sanitarie al fine di integrare l’opera dei medici di famiglia con i restanti servizi sanitari e ospedalieri. Inoltre, il medico sarebbe sollevato da una serie di incombenze amministrative, fiscali, organizzative, permettendogli di concentrarsi sull’attività clinica con vantaggio per l’azienda e per il cittadino.
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L’inadeguatezza dei partiti ad affrontare la modernizzazione del Paese
La drammatica transizione del governo “tecnico” guidato da Mario Monti, è solo l’inizio di un fase di transizione cruciale per il nostro Paese.
Dietro il paravento della ritrovata credibilità internazionale si celano le responsabilità gravi dei partiti e dei loro leader. E rimane anche in agguato l’inadeguatezza e la povertà di pensiero delle forze politiche, rispetto ad una crisi di sistema che costringerà un ripensamento generale delle regole dell’economa, della finanza e della democrazia.
La manovra di Monti, che io considero per molti aspetti iniqua, ha avuto il merito di racimolare i quattrini che servivano a scongiurare il default finanziario del nostro Paese.
E quella, per ora annunciata, sulle liberalizzazioni rappresenterà un timido avvicinamento agli standard delle economie di mercato dei paesi Europei che sono maggiormente competitivi.
Gli Italiani in questi mesi erano troppo impegnati a mettersi in salvo, a mettere le mani sul portafoglio per evitare il peggio e hanno preferito non affrontare il nodo delle responsabilità gravi dei protagonisti, partiti e persone, del ventennio scellerato della Seconda Repubblica.
Anche se il nostro Paese si salverà, e io mi auguro che si possa riuscire nell’obiettivo, il lavoro di ricostruzione sarà enorme.
Dopo il 2013 non sarà più possibile procrastinare la modernizzazione del nostro Paese.
Non ci potremo più permettere 250 miliardi/anno (stima dell’agenzia delle Entrate) di evasione fiscale.
Non ci potremo più permettere che un intervento chirurgico in un ospedale del Sud venga a costare 7 volte tanto lo stesso intervento eseguito in un ospedale del nord.
Non sarà più immaginabile che possano coesistere delle differenze come quelle che ci sono tra il Veneto che conta che con 5 milioni di abitanti, 2700 dipendenti regionali, produce 144 miliardi di prodotto interno lordo annuo e la Sicilia che pur avendo anch’essa 5 milioni di abitanti, conta su oltre 25000 dipendenti regionali e produce appena 68 miliardi di ricchezza.
Non sarà più ammissibile, al Nord come al Sud, che chi per un decennio ha dichiarato redditi superiori a 100.000 euro, pagando le imposte in proporzione, abbia una situazione di patrimonio (immobiliare e mobiliare) nettamente inferiore a chi ha dichiarato continuamente meno di 20.000 euro o perdite societarie.
Non sarà più accettabile che vi siano 2 milioni di immobili non accatastati (che non pagano l’IMU) o zone dove l’evasione IVA sfiora il 70%.
Non ci potremo più permettere una democrazia costosa e lenta, complicata da decine di livelli istituzionali, che fanno sembrare il nostro Paese come poco affidabile, per viverci, per investire, per far nascere e crescere un idea.
Personalmente non so quante possibilità abbia l’Italia di superare la crisi, ma ho la certezza che devono essere fatte presto delle scelte importanti di rottura con il passato.
E sono altrettanto certo che chi ha la responsabilità di avere generato il debito, di non aver compiuto quando poteva le scelte necessarie che potevano consentire di tenere in ordine i conti pubblici, e ha colpevolmente omesso la gravità della situazione agli Italiani, promettendo con superficialità un radioso avvenire ad ogni campagna elettorale, non è né adeguato né capace di affrontare la sfida della modernizzazione del Paese.
Figuriamoci se quei partiti che non sono in grado di cambiare la legge elettorale che permette di scegliere, in barba agli Italiani, il migliaio di persone che decidono le sorti del Paese, sapranno dopo il 2013 compiere le scelte di rottura e responsabilità di cui l’Italia ha bisogno.
Bene, o per meglio dire “abbastanza bene” Monti, ma sveglia Italiani !
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Buon Natale e buon 2012 !
Le due settimane che ci separano dalla fine dell’anno saranno abbastanza intense per il Consiglio Regionale. Affronteremo delle questioni apparentemente “interne” ma che potrebbero aprire una fase più incisiva per l’attività della Regione del Veneto.
Entro il 31 gennaio dovrebbero essere approvati il nuovo regolamento d’aula, la nuova legge elettorale, lo Statuto in seconda lettura e la revisione dello status del consigliere regionale, prevedendo la riduzione delle indennità e l’abolizione dei vitalizi.
Se verranno rispettati gli impegni la Regione del Veneto potrà operare secondo gli indirizzi e i principi del nuovo statuto, con un regolamento d’aula che consentirà di procedere con una certa rapidità pur rispettando le prerogative di minoranza.
La nuova legge elettorale prevederà l’abolizione del “listino”, la riduzione dei consiglieri da 60 a 51 e parallelamente è prevista la revisione dello status, attraverso la riduzione dell’indennità e l’abolizione dell’assegno vitalizio (la pensione), con un risparmio di spesa a regime di oltre 20 milioni di euro a legislatura. Già oggi il Consiglio Regionale del Veneto, è secondo solo alla Lombardia in termini di costo standard (circa 8 euro anno per abitante). Dopo il pacchetto normativo di fine anno avremo la migliore performance in Italia.
Mi auguro che questi traguardi, seppur interni, rappresentino un’opportunità perché la politica e le istituzioni possano essere più efficaci al servizio dei cittadini del Veneto.
Con l’occasione desidero formulare a Te e alla tua famiglia i migliori auguri di Buon Natale e un prospero 2012 .
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E' TEMPO DI AFFRONTARE LA PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA
La misura della cività di un popolo sta nell'attenzione che riserva ai bambini, agli anziani e alle persone disabili.
Gli episodi più aberranti della storia sono legati ai crimini contro queste categorie di persone. Come pure oggi consideriamo meno evoluti i paesi del mondo che, pur avendo fonti di ricchezza come il petrolio, investono in armi, ifrastrutture e lasciano in secondo piano la cura delle persone più fragili.
La mozione sul tema del sociale che viene discussa oggi in Consiglio Regionale non serve solo a rimarcare la necessità immediata di risorse.
E' preparatoria, credo, di due atti importanti come la finanziaria per l'esercizio 2012 e l'approvazione del piano socio sanitario.
Questi sono due atti importanti di programmazione, che accadono in una contingenza molto particolare.
I bisogni individuali e delle famiglie crescono infatti in modo inversamente proporzionale alla disponibilità di risorse da parte di tutti i livelli della pubblica amministrazione.
C'è bisogno perciò di affrontare seriamente una fase di programmazione che possa attualizzare gli aspetti positivi del "modello veneto" di assistenza, dove con il concorso pubblico - privato, si possano assicurare servizi di qualità, libera scelta da parte delle persone, e buona qualità del servizio.
Per fare questo con efficacia bisogna affrontare con coraggio alcuni nodi.
Il primo è legato alla disponibilità di cassa. Non è "civile" che una persona attenda mesi e mesi gli assegni di cura.
Il secondo è inerente alla necessità di fare uno studio serio sui costi standard. Quanto costa l'assistenza prestata da una struttura pubblica a una persona disabile e quanto costa in una struttura privata, a parità di qualità di servizio?
Il terzo è legato alla compartecipazione. Un popolo civile non dovrebbe scandalizzarsi nell'immaginare che chi ha un reddito elevato possa e debba contribuire a finanziare la cura delle persone in difficoltà, attraverso ad esempio l'addizionale regionale sull'IRPEF legata ai redditi sopra i 50 mila euro.
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UNA MANOVRA CHE NON AFFRONTA I NODI CRITICI DEL PAESE
L'unica ragione che potrebbe portare a valutare favorevolmente la manovra del governo Monti è la responsabilità. Se si prende in considerazione l'urgenza di reperire risorse e la necessità di dare un segnale alla comunità internazionale, si può anche non entrare nel merito.
Ma da qui a dire che è una buona manovra c'e ne passa.
I provvedimenti che metterà in campo il governo Monti nei prossimi giorni sono ben lontani da quei principi di equità a cui dovrebbero ispirarsi e sono ben distanti dal mettere mano ai nodi critici del paese.
Se mi è consentito usare una metafora medica, è come se invece di arrestare l'emorragia, si continuasse a fare trasfusione di sangue.
Si preferisce fare cassa sugli italiani, per risolvere un problema temporaneo piuttosto che cogliere l'occasione per intervenire con decisone sui malfunzionamenti dello Stato Italiano, che in alcune aree del Paese oltre che avere costi standard anche dieci volte più alti, eroga in molti ambiti servizi di pessima qualità.
Tralasciando la macelleria sociale che il Governo ha messo in campo sulle pensioni, dove ad esempio si poteva differenziare rispetto alle tipologie di lavoro svolto (usuranti) e usare un punto in più di IRPEF sui redditi alti per difendere il potere di acquisto delle pensioni, anche le altre misure sono pesanti e inique.
A) L'introduzione dell'IMU grava sulla propietà dell'abitazione, colpisce i redditi medi e non tiene conto della revisione delle rendite catastali. Inoltre, secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia del Territorio, ci sono oltre 2 milioni di particelle di terreni con immobili non accatastati (soprattutto al Sud) che non pagherebbero.
B) L'aumento dell'IVA dal 21% al 23% grava sugli acquisti di tutti i cittadini, e sull'area del paese dove l'evasione IVA è minore. Ci sono aree del sud dove l'evasione IVA raggiunge il 60% e aree del nord dove l'evasione è intorno al 10%.
C) La tassa sul lusso è elusiva e mal posta poichè non tassa la proprietà. Per fare un esempio, una barca a motore ormeggiata a Lignano, di 10 metri e 10 cm, anche se ha un valore commerciale di 20.000 euro pagherebbe 2.000 euro di imposta ogni anno. Un motoscafo di 24 metri del valore di alcuni milioni di euro, con licenza di navigazione italiana, ormeggiato in Slovenia, Croazia o Francia, pagherebbe zero.
D) L'aumento delle accise sui carburanti colpisce tutta la popolazione, senza differenza di patrimonio e reddito, ponendoci con un costo del 20% rispetto la media degli altri paesi europei.
Sono solo alcuni esempi e valutazioni.
Ma è di tutta evidenza che la manovra grava sugli onesti e scansa i furbi. Come sempre.
Personalmente mi sono sempre sentito distante dalla Lega e dalla scala di valori che propone. Ancor più ne ho maturato una opinione negativa dopo l'insignificanza che ha espresso nella fase in cui è stata al governo.
Tuttavia è impossibile non indignassi per le differenze che marca questa manovra.
In Veneto con 5 milioni di abitanti si producono circa 120 miliardi di PIL ogni anno e la Regione funziona con 2.700 dipendenti (per prendere ad esempio l'ente più rappresentativo).
In Sicilia con 5 milioni di abitanti si produco 68 miliardi di PIL annuo con 21.000 (dieci volte tanto!) dipendenti diretti.
Prima di dire che la Manovra è buona ed equa chiediamoci in quale parte del Paese si pagherà IVA, IMU, contratti d'accordo delle darsene....
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VENETO CITY. Una iniziativa immobiliare sbagliata figlia dell'ipocrisia della politica
ll consiglio regionale del 7 dicembre ha dibattuto una mozione per sospendere l'iter autorizzavo di Veneto City, una iniziativa immobiliare pari a 106 campi da calcio che insiste tra i comuni di Dolo, Pianiga e Mirano. Iter che da quello che mi è dato di sapere è di fatto quasi concluso.
Personalmente non mi è costato granché ribadire la mia posizione di contrarietà all'iniziativa, ma registro allo stesso tempo che l'azione tardiva messa in campo dai partiti di opposizione ha degli aspetti kafkiani.
Se tutti pensavano che era sbagliato fare Veneto City, se tutti concordavano sull'inopportunità di realizzare un intervento, come mai oggi ci troviamo di fatto alla conclusione dell'iter autorizzavo che aprirà la strada ai cantieri?
Gli atti di programmazione della giunta di centrosinistra guidata da Zoggia hanno dato, nel 2008, il via libera definendo la vocazione di quell'area nel PTCP. Come pure, nel 2009, la giunta regionale guidata da Giancarlo Galan ha messo Veneto City nero su bianco nel documento di programmazione urbanistica PTRC.
I comuni interessati, con giunte di diverso colore, hanno in via definitiva predisposto gli strumenti urbanistici, nonostante nelle campagne elettorali (vedi l'esempio della Lega) si sia fatta bandiera della contrarietà a Veneto City.
È noto che è solo lo sciocco che non cambia idea....tuttavia nel caso di Veneto City, destra e sinistra, hanno dato il via libera con gli atti delle giunte, mentre nei comizi manifestavano la propria contrarietà.
Veneto City era ed è un intervento sbagliato perché mortifica la riconversione di Marghera, impatta sull'ambiente e su una viabilità già critica. L'ipocrisia dei partiti e di certi loro presunti leader lo è di più.
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Il Governo dei migliori, il Parlamento dei peggiori e il bisogno di una nuova stagione politica
Se la fine dell’esperienza di Governo dell’On. Silvio Berlusconi era scontata, non era affatto scontato che il Prof. Mario Monti riuscisse in pochi giorni, a comporre un esecutivo di qualità, che sarà sicuramente all’altezza di far fronte alla delicata situazione in cui oggi si trova il nostro Paese.
La prova della qualità di Monti è riscontrabile proprio nella sua capacità di aver chiamato all’impegnio le migliori risorse, sul piano delle qualità tecniche, dell’esperienza e dell’autorevolezza.
I Ministri che in questi giorni si accingono ad affrontare la delicata situazione economica in cui si trova l’Italia, si sono distinti nei rispettivi ambiti di impegno.
Sono “quelli che” hanno servito lo Stato con dedizione.
Sono quelli che hanno saputo eccellere anche all’estero attraverso le istituzioni pubbliche e private che hanno rappresentato e che all’estero ci invidiano.
Sono quelli che hanno saputo guidare imprese di vitale importanza per il Paese e che hanno costituito le eccellenze nel campo dell’Università e della Ricerca.
Il governo Monti costituisce oggi una straordinaria risora per l’Italia, tuttavia dovrà confrontarsi con un Parlamento che non è di qualità e che ha delle responsabilità sulla grave situazione economica che si è venuta a creare.
Un Parlamento che è frutto di una stagione politica che invece di costruire il bipolarismo su due idee alternative di sviluppo per l’Italia, lo ha caratterizzato sulla tifoseria a favore, oppure contro Berlusconi.
I partiti che ci rappresentano in Parlamento “sono quelli” che non ci hanno mai raccontato la verità sulla situazione economica e sul peso del debito.
Sono quelli che hanno attuato una legge elettorale che sottrae agli Italiani la facoltà di scegliere i propri rappresentanti e la conservano tuttora gelosamente.
Sono quelli che si sono accordati per far transitare il condono fiscale, che ha consentito agli evasori di far rientrare i capitali pagando la modica cifra del 5%.
Sono quelli che hanno studiato i costi standard della pubblica amministrazione, i costi impropri della politica, gli enti inutili, ma non hanno fatto un provvedimento serio per correggere ingiustizie, storture e anacronismi.
Sono “quelli che” ….. si potrebbe continuare a lungo.
Il governo del prof. Monti è chiamato a risolvere una situazione gravemente compromessa dalla pressione del debito pubblico. Mi auguro, nell’interesse di tutti che ci riesca.
Serviranno dei sacrifici e ciascuno sarà chiamato, come prevede la Costituzione, a contribuire secondo le proprie capacità e mi auguro che parallelamente alla richiesta di ulteriri soldi agli Italiani, vi sia un impegno rigoroso a colpire alla radice le ragioni che hanno generato il debito.
Se Monti riuscirà nell’impresa, vi sarà un grande beneficio per il Paese.
Tuttavia il problema politico, di una classe dirigente riciclata dalla Prima alla Terza Repubblica, incapace di agire in modo responsabile e non in grado di mettere in campo un progetto per il Paese, rimane urgente e drammatico.
Il lavoro di Monti è destinato ad essere un breve episodio se non sapremo in questi mesi mobilitare passioni ed energie, per dare all’Italia una prospettiva nuova, dove sviluppo economico ed equità sociale possano diventare il segno di un Paese migliore dove la politica, la buona politica, deve tornare ad essere protagonista.
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Che Berlusconi se ne vada è un bene, ma attenzione al "peggio" che avanza
Non c'è da far festa di fronte alla scelta di Berlusconi di rassegnare le dimissioni.
Questo è solo l'epilogo scontato e giusto di una maggioranza, mai così ampia nella storia della Repubblica, ma che ha tragicamente mancato nel compito di operare le riforme.
Le scelte mancate della Seconda Repubblica ci consegnano un Paese azzoppato, indebitato e senza fiducia.
Ci consegnano soprattutto una politica che ancora una volta non sa guardare al futuro.
Al peggio, vien da pensare leggendo le agenzie di oggi, non c'è infatti mai fine.
Proprio in queste ore, in cui è necessario difendere il Paese dagli attacchi delle speculazioni internazionali, autorevoli esponenti del PD e dell'IDV, partiti che si propongono come alternativa, mentre gli sperad volano quasi a 600 punti, dichiarano che non voteranno il maxi-emendamento che recepisce le indicazioni della UE per intervenire sul debito Italiano.
Si rischia di andare di male in peggio, anche alla luce del fatto che tutti i partiti sembra vogliano andare presto alle elezioni per beneficiale della legge elettorale con le liste bloccate. Per tutelare gente che ha agito contro gli interessi del Paese e che da anni non si misura con il consenso e con il rapporto con i cittadini.
In queste ore bisognerebbe esplorare l'ipotesi di un "governo di scopo" a tempo, con una forte componente tecnica, con l'obiettivo di approvare le misure economiche necessarie a tappare la falla del debito e recepire l'istanza popolare del cambiamento della legge elettorale, restituendo ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti in parlamento.
Il "lucro" (inteso come beneficio di risultato.....) dei partiti in questo momento è antitetico all'interesse del paese e degli Italiani. Mentre qualcuno pensa a prendere qualche voto in più e a conservare una posizione di rendita, il debito è fuori controllo e non c'è la capacità di rimettere in sesto i conti dell'Italia.
Se tanto mi da tanto, non vedremo nemmeno nelle prossime settimane uno spettacolo edificante, nonostante l'attore principale non si chiamerà più Silvio Berlusconi.
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Il Consiglio recuperi lo spirito costituente.Invito l’assemblea regionale a tralasciare i calcoli personalistici sulla possibilità di rielezione
Nel mio intervento odierno in aula ho invitato l’assemblea a recuperare un profilo costituzionale e ad approvare senza perdere ulteriore tempo lo Statuto, perché lo stallo del Consiglio Regionale sul numero dei consiglieri è inaccettabile.
Insieme al collega Diego Bottacin, non ho sottoscritto accordi sul numero dei consiglieri e ho accolto il numero massimo di 50 membri così come indicato dal decreto del governo sulla virtuosità degli enti locali.
Chi sta bloccando il lavoro dello Statuto all’art. 1, che definisce i principi generali, lo fa in modo pretestuoso. C’è qualcuno che fa i calcoli sperando di esserci la prossima volta e francamente sembra un atteggiamento distante e dissonante con lo spirito costituente che dovrebbe caratterizzare la discussione sullo Statuto.
Da parte nostra, in queste cinque giornate di discussione non abbiamo impedito che il dibattito si svolgesse su questo tema che francamente ci pare marginale e di poco conto rispetto alla complessità dello Statuto e alla sua importanza.
Fino a questo momento l’esito è negativo. Ora chiediamo che il Consiglio recuperi rispetto per il proprio ruolo e che si proceda strettamente sulla discussione dell’art. 1, cioè sui principi generali. Chiediamo inoltre che vi sia responsabilità da parte di ciascuno nella discussione e nella presentazione degli emendamenti, perché il mero calcolo sulla propria rielezione è poca cosa rispetto alla necessità di approvare lo Statuto.
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